Valanga di cacce, forse il risultato più vistoso degli ultimi trentanni. I Rossi si sono guadagnati la finale di San Giovanni, 24 giugno, battendo per 22 a 2 i Verdi. Partita brutta. 7 espulsi, ma soprattutto si sono visti colpi proibiti che non onorano il Calcio Storico. L’augurio è che domani, 14 giugno, sia diverso lo spettacolo che sapranno offrire, nella seconda semifinale, i Bianchi e gli Azzurri.

I Rossi, campioni in carica, hanno ipotecato la finale 2026 con un netto predominio di gioco e di cacce. Erano riusciti ad andare in vantaggio i Verdi dopo nemmeno tre minuti di gioco con la caccia di Prezioso propiziata da un lancio smarcante di Ottimi. Ma appena tre minuti più tardi, ossia al sesto, i Rossi hanno pareggiato con Ferrara, andando poi in vantaggio all’8′ con l’esperto Manuel Lopez. Da lì è cominciata la valanga rossa fermata solo temporaneamente al 14′ dalla seconda caccia verde di Ottimi. Dal 15′ in poi è stato un susseguirsi di cacce rosse. Gioco segnato da sette espulsioni e da alcuni infortuni che hanno costretto i calcianti ad uscire dal sabbione. Il brutto della partita sono stati scontri ben oltre il regolamento. Non rispettato, per esempio dopo ogni caccia. Secondo il presidente del comitato organizzatore, Michele Pierguidi, i calcianti si sarebbero dovuti staccare l’uno dall’altro al momento della rimessa in gioco della palla. Non è accaduto. L’arbitro Bertelli ha tollerato forse per motivi di opportunità.
Anche l’organizzazione ha scricchiolato, meglio ha gracidato: il microfono di campo ha fatto cilecca sia nel saluto alla voce del direttore del Corteo, Filippo Giovannelli, sia alla “grida” dell’araldo della Signoria. Non è stato praticamente omaggiato il Magnifico Messere, Matteo Del Fante, Ad di Poste Italiane. Ripeto: pomeriggio da archiviare tra le pagine meno edificanti del Calcio Storico. Lo afferma un cronista che da oltre 50 anni segue la rievocazione della gloria di Fiorenza.
Sandro Bennucci












