Renzi: alla Leopolda presenteremo il simbolo del nuovo soggetto politico. Nel Pd mi hanno trattato come un intruso

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Matteo Renzi, in un’intervista a Repubblica, spiega i motivi della sua decisione di lasciare il Pd e conferma: «i gruppi parlamentari nasceranno già questa settimana. E saranno un bene per tutti:Zingaretti non avrà più l’alibi di dire che non controlla i gruppi del pd perché saranno ‘derenzizzati’. E per il governo probabilmente si allargherà il consenso parlamentare, l’ho detto anche a Conte. Dunque l’operazione è un bene per tutti.

Credo che le liturgie di un Pd organizzato scientificamente in correnti e impegnato in una faticosa e autoreferenziale ricerca dell’unità come bene supremo non funzionino più. Non ho un problema con Zingaretti con il quale ci sono toni di civiltà personale. Il punto è politico. Il Pd nasce come un partito all’americana, capace di riconoscersi in un leader carismatico e fondato sulle primarie. Chi ha tentato di interpretare questo ruolo-sottolinea- è stato sconfitto dal fuoco amico. Oggi il Pd è un insieme di correnti e temo che non sarà in grado da solo di rispondere alle aggressioni di Salvini e alla difficile convivenza con i 5 stelle.

Quello che mi fa uscire è la mancanza di una visione sul futuro. Nel Pd mi hanno sempre trattato come un intruso. E’ il riflesso condizionato di quella sinistra che non accetta di essere guidata da uno che non provenga dalla ditta.

Il contrappasso’ sarà che io esco e nei prossimi mesi rientrano D’Alema, Speranza, Bersani. Va via un ex premier ne torna un altro, tutto si tiene – sottolinea ancora Renzi. Scriverò una lettera aperta agli elettori dem, ma non accetto lezioni da chi ha votato altre liste alle ultime elezioni.

L’alleanza strategica con Di Maio non convince. Non ho fatto tutto questo lavoro per morire socio di Rousseau. Per me la politica è altra cosa rispetto all’algoritmo di Casaleggio.

La Leopolda sarà un’esplosione di proposte. Sarà la sede in cui presenteremo il simbolo del nuovo soggetto politico ma sarà uno spazio di libertà per tutti. Parleremo dell’Italia dei prossimi dieci anni non dei prossimi dieci giorni».

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