La riforma elettorale é legge. L’Aula della Camera l’ha approvata con 227 voti a favore e 164 contrari. Alla fine nessuna sorpresa. Il via libera è arrivato in terza lettura con voto finale segreto, ed era proprio per via della segretezza che ballava un po’ di incertezza sull’esito finale, visto il precedente dello scorso luglio, quando in prima lettura sulle preferenze la maggioranza andò sotto.
COSA CAMBIA – La legge reintroduce un sistema proporzionale puro, prevedendo un premio di maggioranza per la lista, o la coalizione, che superi il 42% delle preferenze. Il premio consiste in 70 seggi alla Camera e 35 al Senato.
È previsto un tetto massimo che il vincitore non può superare, di 220 seggi alla Camera e 113 seggi al Senato, dal quale sono esclusi i seggi conseguiti nelle circoscrizioni Estero. Se nessuna coalizione supera il 42% dei voti validi in entrambe le Camere, la ripartizione dei seggi diventa puramente proporzionale.
Il testo non modifica le soglie di sbarramento previste dalla legge precedente, il cosiddetto Rosatellum, e prevede il 3% a livello nazionale per i singoli partiti che non si presentano in coalizione e il 10% per le coalizioni. Resta la clausola di ‘ripescaggio’ secondo la quale, in ogni coalizione, può ottenere seggi anche la lista che, pur restando sotto il 3%, raggiunge la maggior percentuale tra quelle escluse. In ogni caso tutte le liste, comprese quelle che non ottengono l’assegnazione dei seggi, contribuiscono al risultato complessivo della coalizione.
Salgono da 1.500 a 6.000 le firme necessarie per presentare in ogni collegio una nuova lista, mentre restano 1.500 nel caso in cui la formazione politica abbia almeno un gruppo parlamentare o una componente. Sono invece esenti dalla raccolta firme le liste delle forze politiche che al 31 dicembre 2025 avevano un gruppo parlamentare alla Camera o al Senato.
Il nome del capo della coalizione deve essere dichiarato in sede di deposito delle candidature (insieme a simboli e programmi), ma non compare sulla scheda elettorale.
Il testo riduce da 4 a 2 (Europa ed extra Ue) le ripartizioni geografiche della circoscrizione Estero per la Camera e da 4 a una sola area per il Senato.
Per quanto riguarda il voto dei fuorisede, gli elettori che si iscrivono a un apposito elenco potranno votare dove sono temporaneamente domiciliati per motivi di studio, lavoro o cure mediche. La stessa possibilità è stata estesa, nell’esame del Senato, anche ai caregiver familiari.
Il sistema di preferenze prevede capilista bloccati e tre crocette per indicare altrettanti nomi in una lista di sei nomi prestampati, con obbligo di alternanza di genere nella scelta, pena l’annullamento della preferenza.
I seggi derivanti dal premio di maggioranza vengono ripartiti sulla base di un listone che può comprendere solo i nomi di capilista o di candidati dei partiti da scegliere con le preferenze, rispettando l’equilibrio di genere 60-40%.
MELONI – “Governi stabili e maggiore partecipazione significano più continuità, più responsabilità e più capacità di dare risposte concrete agli italiani”. Lo scrive in un post sui social la presidente del Consiglio Giorgia Meloni.
“Con l’approvazione definitiva della nuova legge elettorale – rimarca la premier – quando gli italiani torneranno a votare potranno scegliere tutto: il partito, la coalizione, il programma, il candidato premier e, di nuovo, il proprio parlamentare. Il centrodestra reintroduce il voto di preferenza, che mancava da oltre trent’anni, restituendo ai cittadini il potere di scegliere direttamente chi li rappresenta. Allo stesso tempo introduciamo regole pensate per favorire la stabilità e la coerenza parlamentare di qualunque governo, indipendentemente dal suo colore politico. Perché chi vince le elezioni deve poter governare, e chi viene eletto deve rispondere agli elettori che lo hanno scelto. Introduciamo anche il voto fuori sede per studenti, lavoratori e caregiver familiari, nei casi previsti dalla legge: una risposta concreta a una richiesta avanzata da tanti cittadini, soprattutto giovani, che vivono lontano dal proprio Comune di residenza”.
PROTESTA – Subito dopo il voto le opposizioni hanno protestato in Aula esponendo cartelli con le scritte “No all’imbroglio”, “Legge truffa”, “Con Meloni gasolio a 3 euro”, “Con Meloni salari al palo” e “Con Meloni – sanità e + armi”.
Nel dibattito finale, il centrosinistra ha contestato soprattutto il metodo seguito dalla maggioranza, l’indicazione del candidato presidente del Consiglio, il meccanismo delle preferenze, il premio di maggioranza e le norme sulla rappresentanza di genere. La segretaria del Pd Elly Schlein ha accusato la maggioranza di approvare oggi una norma già bocciata appunto il 14 luglio e di aver trasformato la riforma elettorale nella priorità dell’attività parlamentare.
“A pochi mesi dal voto, Meloni pretende di cambiare in corsa le regole del gioco, peraltro con la fiducia”, ha detto Schlein, criticando anche il ricorso a tre voti di fiducia. Schlein ha definito la riforma “un antipasto di premierato” e ha sostenuto che l’indicazione obbligatoria del candidato premier con una legge ordinaria rappresenti un aggiramento del percorso di riforma costituzionale.
“La nostra Repubblica continuerà a essere questa, siamo e rimarremo una Repubblica parlamentare”, ha affermato. La leader dem ha inoltre contestato il premio di maggioranza, definendolo “abnorme”, e ha sostenuto che la governabilità debba essere bilanciata con la rappresentanza.
Giuseppe Conte ha attaccato complessivamente la riforma definendola un provvedimento costruito per “perpetuare” il potere della maggioranza e ha accusato il centrodestra di concentrarsi su “soglie di sbarramento, posti in lista, seggi” mentre gli italiani affrontano l’aumento del costo della vita, delle bollette e dei carburanti e le difficoltà nell’accesso alle cure. “Le autocrazie le combatteremo sempre, le tendenze autoritarie e illiberali le combatteremo sempre”, ha detto, annunciando il voto contrario del M5S.
Sandro Bennucci












