Carceri: detenuto morto per inalazione di gas a Sollicciano. Rossi scrive al ministro della Giustizia

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Il presidente della Regione Toscana, Enrico Rossi, ha scritto una lettera aperta al ministro della Giustizia, Alfonso Bonafede, dopo il caso del detenuto deceduto nel carcere di Sollicciano in seguito all’inalazione, come surrogato di sostanza stupefacente, del gas del fornello in uso nelle celle. Il presidente chiede la sostituzione di tali fornelli con piastre elettriche, dichiarando la disponibilità della Regione a contribuire alle spese, e in generale maggiore attenzione per le persone detenute per fatti di lieve entità, legati a detenzione e spaccio di stupefacenti.

Questo il testo integrale della lettera:

«Egregio Signor Ministro,

Le scrivo per chiedere la Sua attenzione su un particolare aspetto della vita delle persone ristrette nei penitenziari italiani. Come Lei saprà, nella Casa circondariale di Sollicciano, un detenuto 24enne è deceduto in seguito all’inalazione del gas contenuto nelle bombole che alimentano i fornelli da campeggio usati nelle celle dai detenuti per cucinare cibi o bevande, consentiti dai regolamenti penitenziari. E’ solo l’ultimo episodio, con esito tragico, di un uso distorto di questo gas che, a Sollicciano come in altre carceri, diventa strumento per togliersi la vita o surrogato di sostanza stupefacente. In quest’ultimo caso, l’inalazione del gas conduce spesso ad una forma di tossicodipendenza, per prevenire la quale lo Stato ha il dovere di prendere adeguate precauzioni.

Da tempo, il Garante dei diritti delle persone detenute nelle strutture penitenziarie della Toscana chiede la sostituzione di tali fornelli con piastre elettriche. Una proposta che faccio mia e che le sottopongo. Tale sostituzione, già realizzata in altre carceri, implicherebbe anche adeguamenti delle strutture penitenziarie, attraverso la dotazione delle celle di prese di corrente. La Regione Toscana offre la propria disponibilità a contribuire alle spese necessarie per tali adeguamenti nell’edilizia penitenziaria presente nel territorio regionale.

Sono convinto che si tratterebbe di una decisione di buon senso. Tutelerebbe la dignità e la salute delle persone ristrette e accrescerebbe il livello di civiltà del nostro Paese. Infine, colgo l’occasione per sottolineare che nelle carceri italiane resta eccessivo il numero di persone detenute per fatti di lieve entità legati a detenzione e spaccio di stupefacenti. Sono convinto che, per casi simili, la detenzione in carcere non assolva al compito che la Costituzione le affida, ovvero la rieducazione del condannato, e aggravi la già pesante condizione di sovraffollamento in cui versano le strutture penitenziarie. Per questo, è opportuno procedere finalmente ad una seria modifica della legislazione in materia e prevedere il rafforzamento di misure e strumenti terapeutici per assicurare le cure ai soggetti affetti da tossicodipendenza».

Ernesto Giusti

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