Consiglio ministri straordinario. Stato d’emergenza, sarà avviata revoca concessione Autostrade

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«Avvieremo la procedura per la revoca della concessione a società Autostrade». Lo ha detto il premier Giuseppe Conte durante la conferenza stampa al termine del consiglio dei ministri straordinario dopo il crollo del ponte Morandi a Genova. Decretato lo stato di emergenza per 12 mesi per gli eventi di ieri. «Erano collegati tutti i ministri meno due per impedimento personale. Abbiamo voluto dare a questa riunione un valore simbolico” ha detto Conte. Il Governo ha stanziato 5 milioni per i primi interventi urgenti».

La decisione dopo le pesanti accuse, nate dall’evidenza dei fatti, del vicepremier Di Maio: «I responsabili hanno un nome e un cognome e sono Autostrade per l’Italia. Dopo anni che si è detto che le cose dai privati sarebbero state gestite molto meglio, ci troviamo con uno dei più gradi concessionari europei che ci dice che quel ponte era in sicurezza. Queste sono scuse. Autostrade deve fare la manutenzione e non l’ha fatta. Prima di tutto si dimettano i vertici. E’ possibile, in caso di inadempienze, ritirare la concessione e far pagare multe fino a 150 milioni di euro – ha proseguito Di Maio – Autostrade non ha fatto la manutenzione sul ponte Morandi: Toninelli ha avviato le procedure per il ritiro della concessione». In effetti il ministro sembra ritenere che la gestione possa passare allo Stato. «Ad Autostrade paghiamo i pedaggi più alti d’Europa e loro pagano tasse bassissime perché sono posseduti da una finanziaria Benetton in Lussemburgo. Il crollo del ponte Morandi si poteva evitare: le condizioni visibili a tutti, non a un ingegnere, lasciano capire che la manutenzione non è stata fatta e per questo il ponte è crollato. Non è crollato per una fatalità ma perché non si è fatta manutenzione». Ma vi sono difficoltà in merito alla procedura da seguire, non sembra che possa ammettersi un intervento unilaterale, ma lo approfondiranno tecnici e giuristi.

La Società Autostrade cerca di difendersi. In una nota ha precisato che «negli ultimi cinque anni (2012-2017) gli investimenti della società in sicurezza, manutenzione e potenziamento della rete sono stati superiori a 1 miliardo di euro l’anno». Ma qualcosa non ha funzionato. Secondo quanto ricostruito già ieri da La Stampa, la causa della strage va individuata negli stralli, quei tiranti che dai tre piloni di 90 metri d’altezza tengono ancorate le carreggiate dell’A10. Non solo: il quotidiano torinese precisa che la società aveva previsto il rinforzo dei tiranti bandendo un appalto di oltre 20 milioni, ma si era deciso di intervenire solo dopo la stagione estiva.

Il procuratore di Genova Cozzi, dopo un sopralluogo in favore di telecamere, ha affermato che è stato aperto un fascicolo per disastro e omicidio colposo, precisando che «Non è stata una fatalità».

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