Ucraina, Cardinal Parolin: “Papa Francesco condanna aggressione, ma vuol recarsi a Kiev e a Mosca”

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In previsione di una prossima visita di Papoa Francesco in Ucraina, il Vaticano prende posizione a favore di Zelensky, dopo che quest’ultimo aveva manifestato dubbi sulle dichiarazioni di Bergoglio.

Scende in campo il Segretario di Stato, Cardinale Pietro Parolin: “nella guerra tra Russia e Ucraina, come in tutti i conflitti, il disarmo è l’unica risposta adeguata e risolutiva a tali problematiche, come sostiene il magistero della Chiesa. Si rilegga, ad esempio, l’enciclica Pacem in terris di san Giovanni XXIII. Si tratta di un disarmo generale e sottoposto a controlli efficaci. In questo senso, non mi pare corretto chiedere all’aggredito di rinunciare alle armi e non chiederlo, prima ancora, a chi lo sta attaccando”. Lo dice il cardinale Parolin in un’intervista a Limes.

Parolin ricorda la posizione della Chiesa sulle armi: “Quanto al ricorso alle armi, il catechismo della Chiesa cattolica prevede la legittima difesa. I popoli hanno il diritto di difendersi, se attaccati. Ma questa legittima difesa armata va esercitata all’interno di alcune condizioni che lo stesso catechismo enumera: che tutti gli altri mezzi per porre fine all’aggressione si siano dimostrati impraticabili o inefficaci; che vi siano fondate ragioni di successo; che l’uso delle armi non provochi mali e disordini più gravi di quelli da eliminare.
Il catechismo, infine, afferma che nella valutazione di questa problematica, gioca un ruolo importante la potenza dei moderni mezzi di distruzione. Per tali ragioni, papa Francesco, nell’enciclica Fratelli tutti afferma che non si può più pensare alla guerra come a una soluzione, perché i rischi – sottolinea il Segretario di Stato vaticano – saranno probabilmente sempre superiori all’ipotetica utilità che le viene attribuita”.

Dire che il Papa è filorusso è una “semplificazione” che non tiene contro del fatto che “Papa Francesco ha condannato fin dal primo istante, con parole inequivocabili, l’aggressione russa dell’Ucraina, non ha mai messo sullo stesso piano aggressore e aggredito né è stato o apparso equidistante”, conclude il cardinale Parolin.

Ma annuncia che il desiderio del Papa è quello di recarsi sia a Kiev che a Mosca. “Come il Santo Padre stesso ha spiegato pubblicamente il suo desiderio più grande, e quindi la sua priorità, è che attraverso i suoi viaggi si possa giungere ad un beneficio concreto. In quest’ottica, egli ha detto di volersi recare a Kiev per portare conforto e speranza alle popolazioni colpite dalla guerra. Allo stesso modo, ha annunciato la sua disponibilità di viaggiare anche a Mosca, in presenza di condizioni che siano veramente utili alla pace”.

In merito alla situazione sul campo Parolin aggiunge: “Non emerge ancora una sincera volontà di intavolare un negoziato di pace da parte di entrambe le parti nel conflitto ucraino. La voce del Papa è voce profetica – dice – e se gli attori principali del conflitto non prendono in considerazione le sue parole, purtroppo, non succede nulla, non si ottiene la fine dei combattimenti”.

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