L’obiettivo del governo è dare un segnale dopo le scene di violenza a Torino. Diversi nodi del decreto sicurezza vede aspetti giuridici ancora sul tavolo, a partire da quelli sul fermo di prevenzione, ma il governo “al momento” intende portare in Consiglio dei ministri mercoledì un pacchetto sicurezza con un decreto e un disegno di legge, che stanno prendendo forma in una lunga serie di riunioni tecniche.
Quella politica, il vertice a Palazzo Chigi con Giorgia Meloni, vicepremier, ministri di Interno, Giustizia e Difesa, e i vertici delle forze dell’ordine, ha individuato le priorità. E al termine la premier, “anche alla luce delle dichiarazioni della segretaria del Pd Elly Schlein”, ha lanciato un appello alle opposizioni “a una stretta collaborazione istituzionale”.
Con la proposta di presentare “una risoluzione unitaria” da votare quando Matteo Piantedosi riferirà in Parlamento. Ma sono state decisamente fredde le risposte del centrosinistra, soprattutto dal M5s, con la cautela di chi non vuole cadere in un tranello politico. La premier avrebbe lanciato l’appello convinta, anche alla luce di interlocuzioni dirette, di trovare una sponda almeno in Schlein, e non sarebbe rimasta sorpresa dalla risposta di Giuseppe Conte che ha rilanciato sulle istanze del M5s.
Intanto l’appuntamento in Aula del ministro dell’Interno è ancora incerto. Alla Camera è prevista alle 14 una sua informativa, che però non prevede votazioni al termine. Le trattative per cambiare il format dell’intervento in ‘comunicazioni’ (a cui segue il voto su una o più risoluzioni) per ora non sono decollate. Più facile potrebbe essere trovare un’intesa maggioranza-opposizioni in Senato, e se ne discuterà nella capigruppo convocata alle 15. Le eventuali comunicazioni potrebbero essere collocate mercoledì mattina. Il confronto a Palazzo Chigi è durato un’ora. Il preambolo è servito a ribadire “il pieno sostegno alle forze dell’ordine”. Poi si sono affrontate le misure prioritarie.
“È il momento giusto per soluzioni ragionevoli ma muscolari, severe ma giuste”, la linea che sarebbe stata espressa da Matteo Salvini, che con la Lega insiste per rendere il pacchetto il più ampio possibile. A partire dalla protezione per gli agenti, il cosiddetto ‘scudo’. Si sta valutando una misura che valga erga omnes, non solo per le forze dell’ordine, per non rendere automatica l’iscrizione a registro degli indagati: l’ipotesi – come in una proposta di legge di FdI – è che, quando viene commesso un reato ed è ravvisabile una causa di giustificazione, il pm entro 7 giorni deve svolgere accertamenti preliminari prima di procedere, se strettamente necessaria, all’iscrizione.
Restano forti dubbi di costituzionalità sul fermo di prevenzione, inizialmente previsto di 12 ore (ma Salvini lo propone di 24-48) nelle bozze di disegno di legge: si sta studiando un passaggio giurisdizionale che coinvolga il magistrato nella sua applicazione. Gli stessi dubbi valgono per l’ipotesi di introdurre la cauzione per gli organizzatori delle manifestazioni, sostenuta in queste settimane soprattutto dalla Lega. Inoltre, a quanto si apprende, sono in corso riflessioni tecniche sul potenziamento del divieto di accesso ai centri urbani (Dacur), anche questo collocato inizialmente nella bozza di ddl: una misura che avrebbe criticità applicative, con rischi per l’ordine pubblico che sarebbero stati evidenziati anche dalle forze dell’ordine.
Nella maggioranza, da più parti emerge la preoccupazione di evitare rilievi costituzionali da parte del Quirinale. Da settimane sono in corso interlocuzioni, da cui è emersa la necessità di contemperare il principio della sicurezza con quello della libertà d’espressione. Nodi sollevati anche da FI, che condivide l’idea delle norme ma purché siano “efficaci e armonizzate con i principi di diritto che vigono nel nostro Paese”.
La cauzione per i cortei “è una misura complicata da attuare” perché “c’è il tema della responsabilità oggettiva”, ha notato il capogruppo Maurizio Gasparri, a Palazzo Chigi “in rappresentanza” del vicepremier Antonio Tajani, che non ha potuto seguire l’intera riunione perché impegnato in Sicilia. Rispetto al fermo di prevenzione ha invece fatto notare che già esiste la norma dell’obbligo di firma per i tifosi. Su queste misure continua, però, il pressing della Lega, con Salvini che ha convocato a Milano il Consiglio federale del partito, con al primo punto proprio il decreto sicurezza.
Ernesto Giusti












