Moda: Pitti Uomo chiude superando i 30mila visitatori. Il bilancio di Raffaello Napoleone

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Nonostante i problemi italiani, Pitti Uomo non delude: chiude i battenti superando i 30.000 visitatori, con oltre 18.500 buyer arrivati alla Fortezza da Basso da 100 paesi esteri, per un’edizione all’insegna della grande energia e dell’ottimismo, in un anno, come detto, non facile per il commercio internazionale. «Abbiamo registrato una grande effervescenza in Fortezza da Basso e in città – dice Raffaello Napoleone, amministratore delegato di Pitti Immagine – e questo è il primo evidente segnale dello spirito di un’intera industria che si rappresenta a Pitti Uomo e che crede nel futuro, muovendosi in sintonia con i grandi cambiamenti della comunicazione, del consumo e della distribuzione, investendo in ricerca, materiali e nuove tecnologie».

«Pitti Uomo si conferma il crocevia globale delle tendenze e delle novità portate dalle tante famiglie della moda maschile – aggiunge Agostino Poletto, direttore generale di Pitti Immagine – il luogo da dove prende slancio la campagna vendite delle aziende, ma anche l’occasione in cui promuovere o lanciare un nuovo progetto, motivare la propria rete commerciale, presentare al meglio caratteristiche e principi di una collezione, conoscere potenziali collaboratori per nuovi mercati, osservare i concorrenti, trarre ispirazione dagli eventi speciali… che a questa edizione sono stati straordinari, con un
calendario ancora più ricco del solito. Una grande opera aperta insomma, in cui ciascuna azienda trova i suoi motivi forti di partecipazione. E in cui i
compratori hanno la possibilità di scoprire nuovi brand, giovani designer, inediti progetti realizzati con approccio curatoriale, come per esempio le sezioni New Makers, I Go Out o la Guest Nation dedicata alla Cina».

«Se vediamo le cose dall’alto, questo è un anno difficile – riprende Napoleone – lo sanno tutti: i principali indicatori dell’andamento del commercio internazionale indicano rallentamenti quasi ovunque, fenomeno che si verifica immancabilmente quando c’è una forte frenata dell’economia globale, a cominciare da paesi chiave come Cina e Germania. Tutto ciò si riverbera in modi e misure non uniformi sui singoli settori e i singoli mercati, ma è certo che i consumi di moda in Europa sono molto poco dinamici, ci vogliono stimoli forti per scuotere compratori e consumatori. Per quanto riguarda Pitti Uomo già in conferenza stampa avevamo previsto che poteva esserci qualche rallentamento nel positivo trend di affluenza delle ultime stagioni. Ma, grazie alla nostra salda posizione di leadership, abbiamo retto molto bene: alcuni importanti mercati sono aumentati, come Francia, Turchia, Hong Kong, Belgio e mercati sono aumentati, come Francia, Turchia, Hong Kong, Belgio e Russia; altri hanno perso qualche punto percentuale, come Germania,
Spagna, Giappone e Stati Uniti – e naturalmente (lo dico con dispiacere) Italia. Ma è vero anche che la distribuzione sta cambiando tanto sotto i nostri occhi: oggi un compratore di una grande piattaforma online pesa quanto decine di boutique specializzate anni fa. Quindi restiamo ottimisti e prendiamo le misure con realismo».

A poche ore dalla conclusione di Pitti Uomo 96, i primi dati finali registrano un’affluenza di oltre 18.500 compratori, dei quali 8.200 circa esteri provenienti da quasi 100 paesi. Nella classifica dei primi 15 mercati esteri sempre in testa la Germania, seguita da Giappone, Spagna, Regno Unito, Olanda, Francia, Turchia, Stati Uniti, Svizzera, Cina, Belgio, Corea del Sud, Russia, Austria e Hong Kong. Anche per questa edizione si sono superati i 30.000 visitatori in totale.

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Gilda Giusti