Cardinale elemosiniere del Papa potrebbe essere indagato per furto d’energia

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Continuano le polemiche sul gesto dell’elemosiniere del Papa, che ha riallacciato la corrente a un Palazzo occupato. Al di là delle interpretazioni strumentali, da una parte e dall’altra, resta il fatto che l’atto in sé potrebbe costituire reato, tanto che il cardinale Konrad Krajewski potrebbe presto essere indagato per furto di energia. Areti, la società di Acea che gestisce la rete di distribuzione elettrica di Roma, ha infatti presentato un esposto contro ignoti per l’allaccio abusivo nello stabile di Spin Time che ieri ha riportato la corrente a 420 persone che abitano nell’edificio occupato dal 2013. Di quell’allaccio si era subito auto accusato lo stesso cardinale, spiegando che il suo gesto era dovuto per restituire la luce alle famiglie che abitano nel palazzo dove si trovano anche 98 bambini.

A chiamare l’elemosiniere del Papa, chiedendo un suo intervento, è stata suor Adriana che sei anni fa è entrata allo Spin Time Labs e che da allora tiene i rapporti con il Vaticano. Suor Adriana racconta così cosa è successo quando, una settimana fa, Areti ha staccato la corrente al palazzo: «Pensavamo si trattasse di uno sgombero, per cui tutto è andato in tilt. Qui vivono 450 persone. C’è chi era attaccato a macchinari medici tramite elettricità come aerosol per chi soffre di asma e infatti ci sono state persone che hanno subito delle crisi asmatiche, una delle quali è stata salvata grazie alla presenza di Lucia Ercoli, la dottoressa di medicina solidale presso il Vaticano».

L’esposto in procura, che, molto probabilmente, porterà all’apertura di un fascicolo per danneggiamento e furto di energia elettrica, non riguarda soltanto la violazione dei sigilli, quanto piuttosto il fatto che l’intervento nella cabina a media tensione non sia avvenuto seguendo le procedure di sicurezza e che, adesso, i 400 occupanti possano trovarsi in una situazione di pericolo rispetto alla quale, ovviamente, la società declina ogni responsabilità. A preoccupare la società che ha presentato l’esposto contro ignoti è soprattutto il fatto che possa verificarsi un incidente nello stabile occupato. Nessuno sa quali procedure siano state eseguite nella cabina a media tensione ma, di certo, sostiene Areti, non sono stati rispettati e controllati gli standard di sicurezza. Anche questo elemento è stato sottolineato nel documento destinato alla procura affinché la magistratura prenda atto di una situazione di pericolo rispetto alla quale la società prende le distanze.

Secondo quanto riferisce Il Messaggero, gli inquirenti dovrebbero stabilire come siano andati i fatti e, soprattutto, se qualcuno abbia aiutato il porporato che, tra l’altro, potrebbe godere di un’immunità personale perché, pur avendo agito fuori dal territorio Vaticano, il suo gesto potrebbe essere il frutto di una scelta maturata dentro le mura Leonine, dal momento che è considerato, per statuto, la longa mano del pontefice. Tutte circostanze che dovranno essere accertate, di certo i pm dovranno informare di ogni iniziativa la Segreteria di Stato Vaticana.

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