Olivicoltura in Italia, un settore da rilanciare

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AGIPRESS – Italia Olivicola, la prima organizzazione dell’olivicoltura italiana che conta 250.000 produttori presenti in 15 regioni, accende i riflettori a TuttoFood, la fiera internazionale del B2B, sull’olio extravergine di oliva italiano e sulle opportunità di crescita a livello internazionale. Le 57 organizzazioni di produttori, appartenenti a Italia Olivicola, fatturano annualmente 54 milioni di Euro ed esportano in 43 paesi del mondo la qualità dell’olio extravergine di oliva 100% italiano, DOP, Igp, monovarietale, biologico tracciato e certificato.

Se l’Italia è il primo Paese al mondo per consumo complessivo di olio di oliva, con 600.000 tonnellate l’anno – il 20% più della Spagna ed il doppio rispetto agli Stati Uniti – si evidenza una diffusa volontà a livello politico e tra gli operatori della filiera olivicola nazionale di rilanciare il settore e superare la fase di appannamento che c’è stata dagli inizi degli anni duemila ad oggi. L’olivicoltura italiana vuole tornare ad essere protagonista nello scenario internazionale, quando era leader mondiale per quantità, qualità e prestigio dei marchi.

“Abbiamo il dovere di lavorare per trainare la nostra olivicoltura fuori dalla grande emergenza dovuta alle calamità naturali e alla xylella che purtroppo hanno falciato la produzione nazionale in questa campagna appena trascorsa” – dichiara in una nota Gennaro Sicolo, presidente di Italia Olivicola – “Occorre impegnarsi, anche attraverso la nuova Pac ed un nuovo Piano Olivicolo Nazionale, su un percorso di ammodernamento degli impianti in grado di rendere i nostri uliveti competitivi e pronti a rispondere alle sfide dei mercati. La bandiera della produzione olivicola italiana è certamente quella della qualità che abbiamo il dovere di difendere perchè è l’unica che può darci la possibilità di arrivare ai consumatori di tutto il mondo e di sbaragliare una concorrenza sempre più orientata al mero profitto”.

La produzione italiana mantiene infatti il primato incontrastato nella qualità, nella ricchezza dei quasi 500 cultivar presenti a livello nazionale, nella sostenibilità del territorio e di un sistema basato su tracciabilità e certificazioni di prodotto, nonché impianti intensivi rispettosi dell’ecosistema.