Viminale, terrorismo: allerta emulazione dopo l’attentato in Nuova Zelanda nel nome anche di Traini

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Disposte verifiche a tappeto nelle carceri di tutta Italia, per controllare le reazioni di detenuti islamici radicalizzati e di estremisti di destra alla strage di Christchurch, in Nuova Zelanda. I controlli dell’Antiterrorismo partono dall’istituto penitenziario di Montacuto, ad Ancona, dove si trova Luca Traini. Il rischio di ritorsioni è considerato alto, visto che, su uno dei fucili utilizzati da Brenton Tarrant per uccidere quarantanove fedeli. Vigilati i luoghi di culto.

Anche se dal ministero dell’Interno fanno sapere che non risultano rapporti tra Tarrant e l’Italia, le indagini sono già iniziate. Il nome del terrorista australiano non era mai stato segnalato alla nostra intelligence – è stato svolto anche un controllo approfondito sui suoi contatti all’estero – ma il pericolo che ora qualcuno possa emularlo esiste. A 24 ore della strage, ieri, il Viminale ha riunito in via straordinaria il Comitato di analisi strategica antiterrorismo e ha impartito direttive finalizzate a «evitare il rischio emulazione» e di fenomeni di ritorsione.

Dalla riunione del Casa intanto è emerso che «l’eventualità di ritorsioni ad opera di ambienti radicali» effettivamente esiste, ed è pari al rischio di atti di emulazione. Per questo motivo è stata disposta «una rinnovata attività di monitoraggio». Che partira, appunto, dal monitoraggio nelle carceri, dove è più frequente assistere a fenomeni di radicalizzazione. Ma non solo. È stato anche moltiplicato il lavoro d’intelligence per tenere sotto osservazione i soggetti pericolosi già schedati. Sono in corso intercettazioni e controlli serrati sul web, tra chat, blog e social network. Compresi i siti che addestrano online aspiranti giustizieri neonazisti, gruppi antisemiti e xenofobi. Un recente studio del Simon Wiesenthal Center ne ha identificati circa 12mila. Sono stati anche intensificati i contatti con forse di polizia e servizi segreti di altri Paesi per lo scambio di informazioni.

A poche ore dalla strage, anche il Dipartimento di Pubblica Sicurezza aveva chiesto massima attenzione, soprattutto ai luoghi di culto, con una circolare riservata a prefetture e questure. Un atto accompagnato dall’invito ad attivare tutte le fonti investigative «al fine di raccogliere ogni informazione circa l’eventuale pianificazione delittuosa». Sul fronte delle indagini, le forze di polizia italiane hanno garantito la massima collaborazione internazionale. «I nostri apparati di sicurezza restano vigili per monitorare la situazione. Abbiamo la fortuna di contare su forze di polizia e intelligence tra le migliori al mondo, ma non abbassiamo la guardia – ha dichiarato Salvini – Non ci sono evidenze di rischi organizzati: stiamo attenzionando che non ci siano azioni o reazioni dall’una o dall’altra parte in territorio italiano. Da quello che ci risulta l’attentato non è riconducibile a una rete, a un legame, a una strategia ma a degli infami, delinquenti che non si possono commentare».

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