Renzi, non c’interessa sconfiggere Zingaretti. Ma non esclude scissione

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Matteo Renzi non fa mai il nome di Marco Minniti in quasi un’ora di discorso
e dice che non gli interessa sconfiggere Nicola Zingaretti. L’avversario é il governo M5S-Lega. Maurizio Martina non lo nomina, ma é di Renzi che parla quando dice «non deve accadere
mai più che prima della direzione uno va in tv a decidere per gli altri», come per l’accordo con i grillini. Zingaretti non nomina Renzi, ma afferma «dobbiamo smettere di pensare che tutto
ciò che non è Pd sia contro il Pd. Per salvare il Pd occorre azzerare le forme attuali», eredità del renzismo.
Tra fiammate e frenate lo scontro dialettico sale e i prossimi appuntamenti si preannunciano infuocati. Il governatore del Lazio é l’unico candidato ufficiale di peso per il congresso e il posto di segretario, Minniti e Martina continuano a riservarsi la decisione. Il surplace quasi ciclistico lascia ancora militanti e simpatizzanti nell’incertezza: chi scatterà all’inseguimento di Zingaretti verso le primarie? Come si arriverà all’assemblea nazionale dem del 17, sabato prossimo?
A Salsomaggiore si é respirato in due giorni il disagio dei renziani, incerti tra Minniti che non si decide – Ettore Rosato e Lorenzo Guerini, tra gli altri, ci credono ancora -, l’orgoglio per il «governo dei mille giorni che non si rinnega e l’addio al Pd. Extrema ratio, quest’ultima ipotesi, allontanata, ma evocata. «Non sarò mai il leader di una corrente» dice l’ex premier, che lamenta “meschinità” nel partito quando era in sella, ma prova a volare alto verso un’idea di Italia diversa «dalla barbarie culturale» M5S-Lega. I nemici non sono nel partito, assicura il senatore, ma in molti interventi c”é l’astio per la Ditta, il Pd di Pierluigi Bersani che Zingaretti gli ricorda. Si sentono ancora maggioranza tra gli iscritti, confida Rosato, decisivi.
L’autocritica non trova granché spazio. Si parla di congresso, che molti volevano rimandare.
Zingaretti intanto va a Cento Fiori, l’assemblea dei dirigenti e amministratori locali under 35 del Pd, a Roma, e sottolinea che è il tempo del confronto, di creare, di lottare, di discutere. «La tragedia del Pd di questi anni è che abbiamo litigato senza discutere, che si è instaurata una concezione
autoritaria del confronto». Al Piccolo Eliseo parla anche Martina, potenziale candidato terzo in grado di disinnescare le tensioni renziani-Zingaretti. Molto applaudito, esorta i giovani a «prendersi il presente nel Pd, non aspettando che vi aprano le porte». Se qualcuno ipotizzava una convergenza dei renziani su di lui, una volta tramontato Minniti, le critiche di Martina sembrano allontanarla. «Non deve accadere mai più che quando il partito presenta una contromanovra, altri ne annuncino un’altra ancora, pur con le migliori intenzioni». Parla di Renzi e Piercarlo Padoan alla Leopolda, nemmeno un mese fa. Nonostante le buone intenzioni, il congresso non sarà un pranzo di gala.

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