Senato: via libera al decreto sicurezza, 163 si, 59 no,19 astenuti. Ribelli M5S escono dall’aula

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Via libera del Senato al decreto Sicurezza con 163 Sì, 59 no e 19 astenuti. I presenti sono stati 288, i votanti 241. Il decreto, che è stato approvato con il voto di fiducia, ora passa al vaglio della Camera.

Sono contento – ha affermato Salvini – perché dopo tanto lavoro si è arrivati alla fine. Il ministro dell’Interno è ottimista anche per la votazione alla Camera. No alla fiducia da parte di Pd e LeU. Fratelli d’Italia aveva assicurato il suo sì al provvedimento, ma l’imposizione della fiducia ha cambiato le carte in tavola. I senatori del partito di Giorgia Meloni, quindi, si sono astenuti. Neanche Forza Italia partecipa alla votazione ma i senatori hanno inscenato una protesta alzando in aula cartelloni con la scritta si alla sicurezza no al governo.

I ribelli 5 Stelle – i senatori Graziano De Falco, Elena Fattori e Paola Nugnes – non hanno partecipato al voto. Permane il rapporto di fiducia che ho concorso a instaurare il 6 giugno, ha affermato De Falco. «Con serietà ma con ponderazione annuncio che non partecipo al voto e lascio l’aula», ha aggiunto, confermando la sua contrarietà al decreto.

«Gli immigrati non spariranno per decreto, ci vorranno 80 anni per rimpatriarli tutti come ha detto lo stesso Salvini. Gli Sprar oggi danno lavoro a 12mila persone permettono di allentare il peso dell’immigrazione. Anche la parte sicurezza vede molti di noi non convinti, perché lo scorso anno votammo decisamente contro a un decreto Minniti che andava nella stessa direzione», ha detto Nugnes. Per Elena Fattori il decreto Sicurezza è contrario al programma del Movimento 5 stelle. Il provvedimento, ha sostenuto, discutibile sia nel metodo che nel merito. Pur rinnovando la fiducia a questo governo non posso che dire no a questo decreto e uscirò dall’aula al momento del voto». Matteo Mantero, ha spiegato: «Dire sì al decreto sicurezza è impossibile. Non partecipo al voto. Avrei voluto votare contro il decreto in santa pace, ma non è stato possibile».

Di loro Matteo Salvini dice: «Hanno cambiato idea su quello che c’è scritto nel contratto di governo, liberi di farlo. Siamo in democrazia».

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