Mourinho che si porta la mano all’orecchio per far capire che non sente più i fischi dei tifosi bianconeri rivo lti a lui, dopo l’1-2 che il Manchester United ha inflitto alla Juve.

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Finisce con Josè Mourinho che si porta la mano all’orecchio per far capire che non sente più i fischi dei tifosi bianconeri rivolti a lui, dopo l’1-2 che il Manchester United ha inflitto alla Juve. Bonucci gli va incontro per dirgli di smetterla, i giocatori dell’United lo allontanano. Questo l’epilogo dell’incredibile rimonta del Manchester (1-2) a Torino.

BEFFA – Negli ultimi 5′ i Red Devils ribaltano il risultato e vanificano la prima rete stagionale in Champions con una punizione di Mata e un fortunoso 1-2, con pallone spinto in rete da un rimbalzo su Alex Sandro. Un vero harakiri per la Juve che non sa chiudere la partita, fallisce un’infinità di volte il colpo del ko e non sfrutta la prodezza di Ronaldo, gran destro al volo su un lancio di 30 metri di Bonucci.

ROMA – Scenario diverso a Mosca. La Roma esce con il sorriso e a braccia alzate dalla ghiacciaia del Luzhniki stadium, tornando a casa con un successo (2-1) che vale oro e le schiude le porte degli ottavi di finale di Champions League. Contro il Real Madrid, a fine mese, basterà un pari all’Olimpico per andare avanti. E’ una Roma che dimostra di saper soffrire, quella che batte per la seconda volta i russi del Cska Mosca, da combattimento, essenziale e meno svagata che in altre circostanze. Estremamente pratica, proprio come piace e Di Francesco. Che, sul campo dove il Real Madrid è stato sconfitto, va in vantaggio dopo appena 4′ grazie a Manolas: il centrale di difesa greco raccoglie di testa un angolo dalla sinistra di Lorenzo Pellegrini, anticipa l’uscita sciagurata di Akinfeev e insacca nella porta vuota.

Nella ripresa il Cska pareggia quasi subito con l’islandese Sigurdsson, dopo una percussione di Akhmetov: il suo tiro d’interno destro supera Olsen. E’ il 6′, ma passano solo altri 8′ e la Roma torna a condurre: Cristante ciabatta dal limite, il tiro diventa un assist per Pellegrini che supera Akinfeev (e firma il primo gol in Champions della carriera) con un tiro a incrociare. Poco prima i russi erano rimasti in 10 per l’espulsione di Magnusson, ma nessuno si accorge dell’inferiorità numerica, perché la Roma non riesce a capitalizzare l’uomo in più. Anzi, soffre e rischia pure. Resta in vantaggio fino alla fine, ma avrebbe potuto farlo con meno patimenti, magari calando il tris e mettendo in cassaforte il risultato.

Ernesto Giusti

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