Dopo le pensioni governo attacca le agevolazioni fiscali, vuole decimarle

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Il Governo ha bisogno di molti soldi per far fronte alle spese (fuori dal mondo) necessarie per realizzare le promesse della campagna elettorale e adesso, dopo il maldestro tentativo di decimare le pensioni d’oro, che noi combatteremo in tutti i modi e in tutte le sedi, vorrebbe cercare di azzerare l’evasione fiscale , che vale dai 130 ai 270 miliardi di euro l’anno. Ma è impresa troppo difficile e allora sembra che Di Maio, Salvini, Tria e co. si orientino verso un robusto taglio delle agevolazioni fiscali – dette anche spese fiscali, tax expenditures – che nel corso dei decenni, per ragioni giuste o sbagliate, governi e Parlamenti hanno varato per sostenere un settore, una categoria, un territorio, un pezzo di elettorato. Lo ha detto esplicitamente il ministro dell’Economia Tria in una recente intervista.

Lo sanno anche i leader di Lega e Cinque Stelle, Salvini e Di Maio, che si trovano di fronte al classico dilemma dei loro predecessori: far calare la mannaia sulle agevolazioni, e rischiare di fare i conti con la protesta dei settori e degli interessi che verranno toccati, oppure rinunciare a queste possibili ulteriori fonti d’entrata, come è avvenuto finora?

Nell’ultima rilevazione ufficiale – risalente al 2012, governo Monti – il complesso delle agevolazioni fu quantificato in ben 720 misure, sconti, bonus o regimi eccezionali per un valore complessivo di 253 miliardi di euro. Si va dalle detrazioni per figli a carico o per lavoro dipendente (che da sole valgono rispettivamente 10,5 e 37 miliardi) a misure conosciute solo dai diretti interessati. Chi lo sa che esiste uno sconto da 400mila euro l’anno sul bollo auto delle vetture «esclusivamente destinati da enti morali ospedalieri o da associazioni umanitarie al trasporto di persone bisognose di cure mediche o chirurgiche, quando siano muniti di apposita licenza»? Chi sa che i tendoni per «spettacolo viaggiante» se non superano i mille metri quadri hanno diritto a uno sconto del 50% della tassa di occupazione del suolo pubblico? E perché dare sconti sull’accisa carburanti a chi estrae magnesio dall’acqua di mare?

Già il Mef, dal canto suo, intenderebbe mantenere alcune voci – peraltro quelle più costose – tra cui le detrazioni Irpef per spese di reddito o per familiari a carico. Resta un bacino di 54,2 miliardi annui per 466 agevolazioni: da questo tesoretto il governo vorrebbe reperire risorse da destinare ad altre misure politicamente prioritarie, come la flat tax o il reddito di cittadinanza.

Finora tutti i governi hanno escluso possibili interventi sulle detrazioni familiari, quelle per spese mediche, le agevolazioni mirate a sostegno di settori strategici, o su quelle che si «ripagano» facendo emergere il nero, come i bonus su ristrutturazioni edilizie e risparmio energetico. Al contrario, da sempre certe voci sono nel mirino: le detrazioni per le spese veterinarie (12 milioni), per l’iscrizione dei ragazzi a palestre e piscine (55,3 milioni), quelle sulle spese funerarie (240 milioni) o i tanti sconti sulle accise carburanti. Certamente intervenire in modo mirato su 466 o addirittura 720 voci sembra molto complesso e politicamente difficile. Per questo a Via Venti Settembre si fa strada l’idea di imitare quanto fece a suo tempo Giulio Tremonti: procedere con un taglio lineare dei bonus fiscali, del 5 o del 10 per cento. Un taglio ridotto e dunque sopportabile, e soprattutto uguale per tutti, senza fare figli o figliastri. Ma comunque utile ai governanti gialloverdi per distribuire soldi a chi li avrebbe votati proprio per quello scopo.

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