Le grandi sfide del momento per le banche italiane

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Digitalizzazione e nuove tecnologie, il cliente sempre più al centro, tanta compliance e ulteriore ottimizzazione dei costi (concentrazione).

La fine del 2017 ha portato la novità degli Instant Payments SEPA, il bonifico in 10’’, irrevocabile, attivo 24/7/365. Offrire il nuovo strumento di pagamento non è obbligatorio, ma è piuttosto una preziosa opportunità di sviluppo per gli istituti di credito che vogliono restare competitivi sul mercato, offrendo ai loro clienti servizi al passo coi tempi.

Molti e diversificati i contesti in cui il pagamento istantaneo è vantaggioso, dall’acquisto senza carta di credito ai casi in cui sono necessari immediatezza e certezza del pagamento per l’erogazione del servizio/bene, al trasferimento urgente fra privati o al cash management aziendale.

Ma ancora non tutto è stato fatto. Trattandosi di uno strumento non obbligatorio e che richiede investimenti importanti, l’adesione delle banche sta avvedendo in modo graduale.  Ad aprile 2018 sono in totale 22 le banche italiane (incluse le banche appartenenti a gruppi bancari) che offrono la possibilità di disporre un Instant Payment in alternativa al bonifico tradizionale, mentre le altre stanno definendo e implementando i propri modelli commerciali, tecnologici e operativi per potersi a propria volta inserire in questo mercato.

Nel complesso dei Paesi SEPA la situazione è a macchia di leopardo e vede, nello stesso periodo, oltre 1.000 banche aderenti, che rappresentano circa il 25% del totale delle banche europee.

Alle divisioni Prodotti e Innovation poi la sfida di disegnare nuovi prodotti erogabili nell’ambito dei canali della banca e/o dei partner per rispondere alle aspettative dei clienti – sempre più connessi – e per aumentare il valore dell’offerta.

Per questa fase creativa non ci sono scadenze o deadlines, ma un nuovo terreno fertile su cui costruire con visione nel tempo e per opportunità, nel quale l’Instant Payment SEPA è uno strumento abilitante per tutti i segmenti di mercato e a livello Europeo.

Altro importantissimo tema all’ordine del giorno per le banche è la Direttiva EU 2015/2366 (PSD2) – la seconda edizione della Direttiva sui Sistemi di Pagamento – che segna un nuovo tratto nel percorso di evoluzione del mercato Europeo dei pagamenti.

L’obiettivo della direttiva è promuovere la costruzione di un mercato unico e integrato dei pagamenti al dettaglio superando la frammentazione ancora presente nel mondo dell’e-payment e m-payment, con regole identiche per tutte le Banche/PSP (Payment Service Providers) e regole standardizzate per i nuovi soggetti giuridici Terze Parti, rafforzando la sicurezza dei servizi di pagamento elettronico e perseguendo una corretta concorrenza a vantaggio dei consumatori finali.

Ecco che la Direttiva introduce per la banca nuovi obblighi di compliance ma anche nuove pressioni di mercato ad opera delle Terze Parti, e infine definisce un quadro normativo che apre la possibilità di nuove opportunità.

Riguardo la compliance, una prima parte è già in attuazione dal gennaio 2018 e riguarda principalmente obblighi di informativa da parte delle banche ai clienti. L’altro blocco di norme, che diventerà attuativo nella seconda metà del 2019, ha impatti forti sulla banca; infatti impone di:

  • implementare sistemi di autenticazione forte del cliente che opera tramite canali remoti, gestendo anche le deroghe nei casi consentiti per non danneggiare la user-experience (ad esempio pagamento di parcheggi)
  • implementare servizi (ad esempio API) di accesso al conto del cliente che possano essere richiamati dalle Terze Parti certificate, verificata la volontà del cliente (autenticazione forte/consenso). Questi servizi di accesso devono gestire sia la payment initiation sia l’interrogazione di saldi/movimenti del conto
  • rimodellare le procedure e norme collegate (esempio per la gestione dei reclami).
 Le banche stanno lavorando alle implementazioni non senza difficoltà dato che per i servizi di accesso al conto non è stato imposto uno standard tecnico comune.
Su questo fronte esistono iniziative d’industry che propongono un proprio standard, in primis quella del Berlin Group da cui sta prendendo spunto anche il CBI con una propria versione che con tutta probabilità sarà ampiamente adottata dalle banche Italiane.

La banca è vulnerabile rispetto agli operatori terzi che disintermedieranno una serie di operazioni eseguite dal cliente; allo stesso tempo può scegliere di proporsi anche come Terza Parte e offrire all’utente servizi di aggregazione su conti di altre banche, contendendo agli altri operatori questo nuovo spazio di mercato.

Un tema su cui le banche stanno invece investendo in sperimentazione è quello dell’uso della tecnologia Blockchain, oggetto di studio in tutti i settori a livello mondiale, dall’IT alla finanza all’industria, alla ricerca dei migliori e più proficui modi e contesti d’uso.

Le banche italiane sono impegnate a sperimentare nuove iniziative, sia con progetti interni sia con iniziative di tipo cooperativo che coinvolgono diversi operatori del sistema. Fra queste ultime, l’iniziativa di monitoraggio della duplicazione delle fatture anticipate e l’iniziativa promossa da ABILab nel campo della spunta banche. Lo scopo di questi gruppi di lavoro è misurare sul campo i pro e i contro di una tecnologia che si presenta come sicura valutandone gli impatti in termini di costi e di performance, e in definitiva di verificarne l’applicabilità su processi bancari.

Ad oggi i tempi di elaborazione appaiono proibitivi per un utilizzo massivo (ad esempio per scambio di transazioni di pagamento al dettaglio). Si tratta quindi, innanzitutto, di identificare i giusti business model di applicazione.

Tema tuttora sentito da numerose realtà bancarie italiane è quello della riduzione dei costi. Nonostante la ristrutturazione del settore sia partita vent’anni fa, le condizioni economiche del mercato esercitano ancora forti pressioni in tale senso.
Le forme principali di azioni di riduzione dei costi attraverso progetti informatici a cui assistiamo anche quest’anno sono:

  • automazione di attività manuali, possibilmente minimizzando gli interventi sulle applicazioni core tramite progetti di Robot Process Automation (RPA)
  • concentrazioni societarie con unificazione del sistema informativo e delle funzioni centrali e organizzative (acquisizioni, fusioni, incorporazioni per salvataggio banche)
  • esternalizzazione del sistema informativo proprio della banca su un centro servizi di mercato; in alcuni casi queste iniziative prevedono anche l’esternalizzazione delle funzioni di Operations. A volte però questa scelta porta perdite economiche non immediatamente valutabili (come abbandono da parte di clienti fidelizzati su servizi non previsti nell’offerta standard dell’outsourcer)cambio contratto di servizio da un outsourcer ad un altro.

Indubbiamente i progetti di migrazione e fusione sono all’ordine del giorno, con la necessità di governare processi sempre più complessi in tempi sempre più ristretti, senza interruzioni nell’operatività della Banca.

Fonte: Dedagroup