Ong: l’operazione Open Arms getta dubbi sull’attività di queste organizzazioni

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Un giorno e mezzo di stop e poi via verso la missione numero 48. La Open arms, la nave della ong spagnola Proactiva Open arms, scioglie gli ormeggi dal porto di Maiorca e nel pomeriggio riparte verso la zona dei soccorsi al al largo della Libia. Alle spalle, la brutta batosta del salvataggio del 17 luglio segnato da due cadaveri e dagli occhi fissi di paura di Josefa, la donna recuperata in mare dopo 48 ore alla deriva. Una storia e un comportamento che ha creato più di una perplessità.

Ma per quella storia, come precisa Roberto Gatti, capo missione dell’imbarcazione, la ong non ha denunciato l’Italia. Ma ha annunciato però che lo farà la stessa Josefa, evidentemente ben istruita dagli esponenti della Ong presenti a bordo. «La nostra denuncia è contro il capitano del mercantile libico Triades per omissione di soccorso e omicidio colposo», oltre al capitano della motovedetta della Guardia Costiera libica e a eventuali altre navi coinvolte. Una marcia indietro che puzza di bruciato, i prodi solcatori dei mari hanno dovuto battere in ritirata di fronte all’evidenza.

Ma lo Stato maggiore navale della Libia non ci sta: «Smentiamo e rigettiamo categoricamente le calunnie, chiediamo una commissione d’inchiesta neutrale». Si, perché gli unici testimoni sono quelli di comodo a bordo della nave Ong. La nave catalana, ripartita con 19 uomini e donne a bordo (anche il leader di sinistra italiana Nicola Fratoianni), prende il largo seguita dall’ironia del ministro degli Interni Matteo Salvini, da giorni protagonista del ping pong di dichiarazioni e no lanciati sui social. «Spero che la procura spagnola indaghi sulla Guardia Costiera libica e italiana», aveva detto il fondatore di Open Arms, Oscar Camps nella conferenza stampa post sbarco. E secondo il Diario de Mallorca, uno dei principali quotidiani dell’isola, Josefa aveva intenzione di denunciare la Libia e l’Italia per quanto successo.
La Libia si scaglia più duramente contro Open Arms, convinta, a ragione, che la denuncia faccia parte di una campagna sistematica guidata dalle ong. Poi smentisce le accuse dell’organizzazione di Camps sostenendo che «è illogico che una pattuglia salvi 165 migranti e lasci due donne e un bambino mentre sono usciti solo per salvarli. E alla nave consiglia di operare in acque spagnole dove c’è un afflusso crescente di migranti illegali provenienti dall’Africa occidentale e dal Marocco. È bizzarro che un”organizzazione non governativa spagnola ripeschi i migranti illegali nelle acque libiche e li porti in Italia, come se la Libia e l’Italia fossero due stati sotto la Corona spagnola. Questo mina in modo chiaro la sovranità della Libia e dell’Italia», conclude.

Non sarebbe male che le magistrature dei vari paesi interessati cinducessero approfondite indagini sull’attività e sui finanziamenti di queste Ong.

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