Flat tax: la riforma del fisco giallo-verde avvantaggia soprattutto i ricchi

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Già fin dal suo apparire il progetto della flat tax, la tassa piatta, avanzato dalla Lega di Salvini e poi piatto forte del contratto del governo del cambiamento, aveva destato qualche perplessità sia dal punto di vista della sostenibilità economica, sia da quello dell’equità sociale.

Adesso uno studio di Lef, Associazione per la legalità e l’equità fiscale conferma che sarebbero esclusi da ogni tipo di beneficio coloro che dichiarano meno di 20 mila euro l’anno, mentre il vantaggio inizia a prendere consistenza solo dai 35 mila in su (4,9 milioni di contribuenti) per diventare poi molto importante sopra quota 100 mila. Dunque solo 4 contribuenti su 10 avranno uno sconto significativo sulle tasse per effetto di questa riforma: si tratta di circa 16,4 milioni di persone su un totale di 41 milioni.

Il nuovo meccanismo prevede una specifica clausola di salvaguardia per evitare a tutti anche il minimo aggravio di imposta. Sino a 20 mila euro, infatti, la flat tax in via teorica produce un aumento delle tasse: chi oggi dichiara sino a 7.500 euro, secondo le simulazioni di Lef, pagherebbe 551 euro anziché 58, a 10 mila se ne dovrebbero versare 876 anziché 106, a 20 mila 2.405 invece di 2.265. Di qui in avanti poi la curva si inverte, le cose cambiano: e così con 30mila euro di reddito si risparmiano 1.662 euro di tasse all’anno (si dovranno versare 3.874 euro anziché 5.536), a 40mila il risparmio sale a 3.457 euro, a 50 mila si arriva a 6.062, con 75 mila a 11.591, con 100mila il vantaggio sale a 17.436 euro e a 200 mila addirittura a 40.988 euro l’anno.

Secondo i calcoli degli esperti tutta l’operazione comporterebbe un fabbisogno molto elevato. Si tratta infatti di reperire oltre 50 miliardi di euro se non addirittura 57/65,5 come ipotizza l’ex viceministro all’Economia Enrico Zanetti, che ovviamente fa il gioco dell’opposizione.

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