Governo giallo-verde: Francia e Europa mettono i paletti. Altolà di Macron, Le Maire e Dombrovskis

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Un articolo di Cécile Ducourtieux e Jean-Pierre Stroobants su Le Monde del 18 maggio, dal titolo «Italia, questa nuova alleanza che inquieta l’Europa» spiega molto bene l’atteggiamento (e i timori) dei francesi e dei poteri – anche occulti – europei nei confronti del nuovo corso italiano.

MACRON – Interrogato sui piani della probabile futura coalizione, la prima totalmente antisistema alla testa di un paese fondatore dell’Unione, Emmanuel Macron ha sostenuto inizialmente che dobbiamo accettare ciò che decide la gente. Ma ha poi subito sottolineato che in Italia il potere sembra dover essere affidato a «forze disparate, eterogenee e paradossali», riferendosi alle posizioni divergenti del M5S e della Lega. Il Presidente ha aggiunto che la Francia farà del suo meglio per lavorare con [i suoi] partner e amici , sottolineando anche che il presidente Mattarella ha affermato che il governo italiano dovrebbe lavorare con l’Europa.

BRUXELLES – La coalizione italiana sembra tanto più incongrua, vista da Bruxelles, Parigi o Berlino, in quanto si dovrebbe alleare, a livello europeo, con forze chiaramente euroscettiche. I 14 eurodeputati del M5S hanno aderito alla formazione di estrema destra Europa della libertà e della democrazia diretta (EFDD), presieduta dal Brexit Herald, britannico Nigel Farage. Per quanto riguarda i cinque rappresentanti eletti europei della Lega, sono associati al Fronte nazionale francese (FN).

Da qui i recenti avvertimenti di vari leader europei. Il ministro francese dell’Economia, Bruno Le Maire, ha dichiarato che gli impegni [italiani] verso l’Europa dovranno essere rispettati. «L’Italia deve mantenere la sua attuale politica riducendo gradualmente il deficit e il debito», ha aggiunto Valdis Dombrovskis, vicepresidente della Commissione, responsabile dell’euro. Dal 2014, Bruxelles ha già utilizzato tutte le flessibilità autorizzate dal patto di stabilità per mantenere l’Italia sotto sorveglianza, senza sanzionarla, nonostante l’opposizione della Germania. L’arrivo a Roma di questi “nuovi barbari”, come il Financial Times qualifica la Lega e il M5S, può causare altre sfide.

EUROPA E MIGRANTI – Del resto anche Gentiloni, nell’ultima sua apparizione al vertice dei Paesi Ue, aveva ammonito che il futuro atteggiamento del paese nei confronti delle questioni internazionali – il ruolo della NATO, la revoca delle sanzioni europee contro la Russia – costituisce motivo di preoccupazione. In Francia si fa notare che l’Italia, da anni è in prima linea nella ricezione dei migranti, potrebbe bloccare la riforma delle regole di Dublino per l’accoglienza dei rifugiati, che è in trattativa a Bruxelles. Roma potrebbe chiedere che vengano messe in pratica e realizzate concretamente le famose quote di rifugiati – attualmente a carico dell’Italia – che Budapest e Varsavia, ma anche altri Paesi dell’unione rifiutano o accolgono in misura ridottissima.

FRANCIA – Questo timore è vivissimo in Francia e si pensa che le relazioni con l’Italia, già complicate, potrebbero ulteriormente peggiorare se chiedesse più solidarietà per l’accoglienza dei migranti arrivati ​​in massa sul suo territorio. Mentre la Francia ha ricevuto solo 635 rifugiati, una minima parte delle delocalizzazioni decise a Bruxelles due anni e mezzo fa. Del resto Macron è in difficoltà anche sul piano interno, in Europa la Germania ha già respinto la sua idea di ministro delle finanze e di un parlamento per l’unione monetaria, ed è anche riluttante ad accettare una linea di bilancio per la zona euro.

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«Populismi, divisioni, sentimenti anti-europei stanno crescendo quanto inazione o incapacità di muoversi», ha avvertito Macron giovedì. Per ora, l’unico antidoto alla prospettiva di uno scontro tra Roma e Bruxelles, è «lasciare che [la Lega e il M5S] vadano a sbattere la faccia contro un muro», dice un membro del Partito popolare europeo (destra conservatrice), la formazione che comprende anche i parlamentari berlusconiani di Forza Italia. Nel frattempo, però, l’Europa potrebbe dover allacciare bene le cinture per non uscire di strada a sua volta.

Questo il sentimento di una certa parte dell’opinione pubblica francese, che riassume in un certo senso quello di una gran parte dell’Europa dominata dalla finanza e da altri poteri forti, che non vogliono saperne certo di abbandonare il bastone di comando, anche contro la volontà e gli interessi dei popoli europei. E tentano di ripetere, in anticipo, l’operazione che riuscì con successo nel 2011 grazie anche ai buoni uffici di Re Giorgio Napolitano, che adesso sembra essere fuori gioco. Speriamo che la manovra non vada a buon fine, siamo stanchi di essere governati da forze esterne con l’adesione compiacente di alcuni nostri governi.