Piacenza: 11 antagonisti indagati per il ferimento del carabiniere

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Per ora sono 11, ma il numero degli indagati per gli scontri del 10 febbraio a Piacenza potrebbe salire ancora. Gli investigatori, Polizia e Carabinieri coordinati dal Pm Roberto Fontana, procedono per diversi reati e stanno arrivando all’identificazione di molti antagonisti coinvolti nei disordini di piazza. Intanto sono stati scritti su un primo atto formale anche i nomi dei presunti responsabili dell’aggressione al brigadiere capo dei carabinieri Luca Belvedere, accerchiato e picchiato nel momento di massima tensione della manifestazione antifascista. Il militare, con una spalla fratturata, oggi è stato operato a Firenze e il suo decorso è positivo.
La protesta piacentina degenerata in tafferugli era del collettivo ”Contro Tendenza” contro l”apertura di una sede di CasaPound, ma si inseriva anche tra le reazioni ai fatti di Macerata e al corteo hanno partecipato non pochi giovani provenienti da altre città della regione e non solo.
I primi due ad essere indagati sarebbero però piacentini e sono gli organizzatori: rispondono di istigazione a delinquere e di violazione delle norme del testo unico di pubblica sicurezza sull’osservanza delle prescrizioni. Grazie al lavoro della Digos della questura e del nucleo informativo dei Carabinieri, nel corso della giornata altri volti, ripresi durante i tafferugli, sono diventati nomi. Nove le persone segnalate alla Procura: per rapina, lesioni aggravate in concorso, resistenza, minacce e violenza a pubblico ufficiale. Fra questi giovani, appunto, ci sono anche gli autori del pestaggio del carabiniere, che ieri ha ricevuto nella caserma del battaglione di Bologna la visita del ministro dell”Interno Marco Minniti, del comandante generale dell”Arma Giovanni Nistri e del capo della Polizia Franco Gabrielli.
Non si può escludere che nelle prossime ore scattino provvedimenti restrittivi. «Non avremo tregua fino a quando non avremo individuato i responsabili», aveva detto Minniti, ricordando che per aggressioni come quelle al brigadiere «si va in galera». Parole sante, signor ministro, ma purtroppo la nostra magistratura, severissima quando procede contro Forze dell’ordine, in questi casi ha normalmente un occhio di benevolenza per questi ragazzi di sinistra troppo esuberanti.

Al militare era stato portato via lo scudo ed era stato colpito più volte e selvaggiamente mentre era a terra, in via Sant’Antonino, dove era rimasto isolato rispetto al cordone di sicurezza di cui faceva parte e alla mercé degli assalitori.
Altri quattro militari, come lui del 5/o reggimento Emilia-Romagna, erano rimasti feriti, in modo più lieve. Nella manifestazione pure un giornalista freelance di Parma era stato colpito al volto, di striscio, da un oggetto lanciato nel parapiglia, probabilmente un cubetto di porfido. Anche su questo episodio gli investigatori sono al lavoro per formalizzare una contestazione.
Tra gli attivisti identificati e denunciati ci sarebbero esponenti di collettivi modenesi e bolognesi, ma anche di Torino e rappresentanti di un sindacato di base, presenti in corteo.

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