La Regione fa muro a Roma sulla riforma camerale

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C’è anche la Toscana fra le cinque Regioni che ieri, in sede di Conferenza delle Regioni e delle Province autonome, si sono espresse contro l’intesa con il Governo sul decreto legislativo 219/2016 sul riordino delle Camere di commercio. A pronunciarsi contro lo schema di decreto del ministro dello Sviluppo economico, che riguarda la rideterminazione delle circoscrizioni territoriali delle Camere di commercio e l’approvazione dei piani di razionalizzazione, anche Piemonte, Lombardia, Friuli Venezia Giulia, e Sicilia.

«La mancata intesa – osserva Manuela Bora, marchigiana, coordinatrice della commissione Attività produttive della Conferenza delle Regioni – deriva dalla sintesi di posizioni difformi. C’erano anche Regioni che di fatto condividevano la bontà della riforma ma avrebbero voluto una Camera in più a partire dal 2021. L’importante è che oggi le Regioni si siano espresse perchè ancora non avevano dato il parere. Sono molto soddisfatta, l’importante è che la riforma vada avanti».

La norma, congelata dalla Corte costituzionale che recentemente ha sancito l’illegittimità della procedura (decreto emanato senza aver effettivamente cercato un’intesa in Conferenza Stato-Regioni), deve ora trovare l’accordo anche delle Regioni riottose. Se non sarà trovata l’intesa, il ministro dello Sviluppo economico avrà tuttavia la possibilità di emanare il decreto una volta decorsi 30 giorni dalla seduta della Conferenza.

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