Italia, disastro Mondiale: nel ’58 ricchi scemi. Ora è peggio (e nessuno se ne va)

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Figuraccia Mondiale. Fra le 32 (sì, trentadue) nazionali che giocheranno la Coppa di Russia 2018 ci saranno Panama, Arabia Saudita, Iran ed Egitto. Con tutto il rispetto per loro, mancherà l’Italia, nazione vincitrice di quattro Coppe del Mondo. Colpa nostra? Naturalmente sì. E colpa gravissima, anche per i contraccolpi sull’immagine del Bel Paese. Ma a ben guardare è notevole anche la responsabilità della Fifa, guidata da Blatter che, prima di essere messo da parte, ha determinato le regole che hanno contribuito ad escluderci. Ma andiamo per ordine. Comincio facendovi leggere otto righe, poi vi dico chi le ha scritte. E quando. Eccole: «La Nazionale di calcio rimane la più fiacca e mediocre rappresentativa che lo sport italiano possa esprimere in qualsiasi settore. Il nostro Paese è depresso economicamente, ma diventa l’eldorado per gli atleti stranieri. Ciò conferma la crisi del nostro calcio, che non sa produrre calciatori, e la leggerezza di certi dirigenti di società che si fanno guidare dal tifo, cioè da un impulso irrazionale. Eppure fra questi dirigenti vi sono spesso operatori economici che si ingegnano, con assiduità e intelligenza, per creare nuove possibilità di lavoro alle aziende e ditte che presiedono. E’ ammissibile che, nel medesimo tempo, essi importino lavoratori dall’estero a condizioni folli? E come si conciliano le spese da nababbi con le disastrose situazioni dei bilanci delle società? Oggi, noi ci f.acciamo ridere dietro da mezzo mondo, come i ricchi scemi del calcio… Nonostante una simile profusione di mezzi e di invenzioni, il calcio italiano è stato escluso dalla Coppa del Mondo 1958».

COMMISSARIO – Questa lucidissima analisi, straordinariamente attuale, venne firmata, 60 anni fa, da Giulio Onesti, allora presidente del Coni, dopo l’unica esclusione dell’Italia da una fase finale dei Mondiali. Era il 1958: ci fece restare a casa la modesta Irlanda del Nord. All’epoca, dopo la batosta, le cose cambiarono. In aiuto venne anche il boom economico dei favolosi anni Sessanta. Ma il seme per la rinascita della Nazionale fu gettato proprio da Onesti, il quale commissariò la Federcalcio guidata da Ottorino Barassi, dirigente comunque dignitoso anche se non capace di dare lustro al calcio azzurro. Oggi, la figuraccia planetaria dell’Italia di Ventura, non è seguita, almeno per ora, da gesti forti: l’attuale presidente del Coni, Malagò, ha balbettato solo qualche considerazione. Più o meno sulla falsariga del ministro dello sport, Luca Lotti. Non hannp annunciato provvedimenti. E negli ambienti federali la parola dimissioni sembra stata cancellata anche dal vocabolario. Tavecchio, il presidente del disastro, si è schermato dietro la convocazione del consiglio federale. Il ct Ventura ha sbandierato il contratto che lo lega alla Figc fino al 2020. Chi si prende la colpa del disastro Mondiale? Il cerino passa da una mano all’altra. Fortuna che, almeno i giocatori più anziani e di maggior prestigio (Buffon su tutti, ma anche De Rossi, Chiellini, Barzagli) abbiano già detto di volersi fare da parte. Encomiabile, ma non basta.

CONI – Perchè il Coni si limita a ad auspicare le dimissioni di Tavecchio? Giulio Onesti, 60 anni fa, prese carta e penna e vergò la clamorosa denuncia passata alla storia come il proclama sui «ricchi scemi». Il vero ministro dello sport agonistico, in Italia, è il presidente del Coni, il comitato olimpico. Ossia l’organismo che ha il compito di garantire la partecipazione dell’Italia alle competizioni internazionali. Onesti – eppoi Artemio Franchi, uno dei più autorevoli dirigenti sportivi italiani di tutti i tempi – ribadirono sempre il primato dell’organizzazione sportiva. «Politici, giù le mani dallo sport», diceva Franchi. Vi chiederete: ma il governo che ci sta a fare? Dal punto di vista sportivo ha un compito più elevato: garantire lo sport per tutti per contribuire al benessere fisico. Luca Lotti, attuale ministro dello sport, ha detto, timidamente, che dopo il disastro mondiale bisognerà cambiare. Stop: non è affar suo. E’ il Coni a dover fronteggiare la situazione. Purtroppo, lasciatemelo dire, non c’è più Giulio Onesti.

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FIFA – A Russia 2018 parteciperanno 32 squadre. Eccole classificate secondo il range Fifa. FASCIA 1: Russia, Germania, Brasile, Portogallo, Argentina, Belgio, Polonia, Francia. FASCIA 2: Spagna, Svizzera, Inghilterra, Colombia, Messico, Uruguay, Croazia. FASCIA 3: Islanda, Costa Rica, Tunisia, Egitto, Senegal, Iran, Svezia. FASCIA 4: Serbia, Nigeria, Giappone, Marocco, Panama, Corea del Sud, Arabia Saudita. Le ultime 3 squadre verranno fuori dagli spareggi fra Danimarca e Irlanda (si parte dallo 0-0 dell’andata), quello fra Honduras e Australia (anche questa finita 0-0 all’andata) e la sfida fra Nuova Zelanda e Perù (anche qui 0-0 nei primi 90′). Il primo problema dell’eliminazione dell’Italia sta proprio in questa maxiapertura a 32 squadre, decisa intuibilmente per motivi geopolitici, ossia per includere nazionali senza grande tradizione, ma determinanti al momento delle votazioni Fifa. Includere tutto ha portato all’esclusione di Paesi calcisticamente avanzati, Italia e non solo. Da qui la decisione di non far passare anche le seconde classificate dei gironi eliminatori, ma solo la prima. Ricorrendo al goffo ripescaggio attraverso i play off. La considerazione? L’Italia, nella Fifa, conta poco. Il peso politico di una Nazione vincitrice di quattro coppe del mondo non è superiore a quello di Paesi che, 60 anni fa, non esistevano. O erano iscritti al massimo consesso calcistico perchè avevano altri problemi.

VENTURA – Il calcio italiano deve avere l’umiltà di ripartire. E magari di generare dirigenti nuovi, come successe nel 1958 con Franchi, ex arbitro capace di scalare la Figc partendo dalla segreteria della Fiorentina. Va ripensato anche il campionato: 20 squadre sono una follia. Enorme il divario fra Juventus, Napoli, Roma, Inter, Milan e Crotone, Benevento e altre. Anche la stessa Fiorentina fatica nel confronto con le prime della classe. E non solo per una questione economica. Occorre ripensare i vivai: evitando che anche le squadre Primavera siano piene di ragazzi stranieri. Riguardo alla Nazionale, serve una soluzione rapida. Non tutto va buttato di quel che ha fatto Ventura: per esempio gli stage preparatori. Ma il buon Gian Piero, onesto uomo di campo, ha dimostrato i suoi limiti nel guidare l’Italia. Personalmente prenderei subito Carlo Ancelotti, tecnico carismatico, al quale si può chiedere anche un sacrificio economico. Non guadagnerebbe come al Real Madrid o al Bayern Monaco, ma lavorerebbe per la sua nazionale. Sulla scia di Vittorio Pozzo, Ferruccio Valcareggi, Enzo Bearzot, Marcello Lippi. Sessant’anni fa, dopo l’umiliazione con l’Irlanda del Nord, l’Italia esplose prima con il boom economico. Poi anche nel calcio. C’erano altri uomini e altro spirito? Forse sì. Ma si deve provare a imitarli. Ammesso che ci sia almeno un po’ di voglia.

Sandro Bennucci