Elezioni a Firenze: Montanari “striglia” il Pd. Che si chiede: “Dietro al pienone del Puccini quanti voti ha?”

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Tomaso Montanari ha "strigliato" il Pd dal palco del Puccini. Nessuna mano tesa in vista delle elezioni comunali. Ma i Dem sono cauti, non lo attaccano. Aspettano. Cosa? Probabilmente che si faccia vivo per chiedere qualcosa. Anche perchè, ritengono in Palazzo Vecchio, dietro il "pienone" del Puccini, non ci sarebbe molto. Quanti voti può prendere Montanari a Firenze in nome del M5S?

"La candidata scelta dal sindaco Nardella e imposta con l’arroganza della paura da un Pd fiorentino che piu’ lontano dalle idee e dallo stile di Elly Schlein non potrebbe essere – ha dichiarato Montanari provocatorio- significa che a Firenze ‘l’unica discontinuita’ possibile e’ la destra’. Cioe’: che chiunque vorrebbe cambiare qualcosa, dovrebbe votare per i camerati della Meloni (si definiscono patrioti, ma sono sempre camerati)".

"E noi chi siamo, allora? – aggiunge Montanari – noi vogliamo cambiare Firenze, ma non vogliamo questa destra. Non esistiamo, noi? Non hanno nulla da dirci, da Palazzo Vecchio? E’ esattamente qui che nasce 11 agosto".

E ancora Montanari, che va giù duro: "La nostra Toscana, pezzo a pezzo, passa alla stessa destra che governa a Roma: Massa, Lucca, Pistoia, Pisa, Arezzo, Siena, Grosseto. È un elenco devastante. Tutti vediamo che, se non c’è una drastica inversione di rotta, anche la Regione finirà così: alle prossime elezioni regionali potremmo avere il primo presidente nero della Toscana".

Quindi l’affondo: "Perché sta succedendo? Perché c’era una sinistra alternativa al Pd particolarmente forte in quelle città? No. Anzi, dove quella sinistra si è costruita davvero, è successo a Campi Bisenzio, la destra è rimasta fuori perfino dai ballottaggi. E pensate come sarebbe bello se succedesse anche a Firenze, la città dell’11 agosto", aggiunge nel suo intervento da applausi. "Le città toscane- osserva- sono passate a questa destra perché il governo di questo Pd assomiglia sempre di più a un sistema di potere, di spartizione. Un sistema che garantisce solo chi ne fa parte. Un ufficio di collocamento che trova lavoro solo ai suoi dirigenti".

E insiste: "Quando oggi ci dicono che va tutto bene, che nulla a Firenze andrebbe cambiato, che sono stati così bravi a governare che viviamo nel migliore dei mondi possibili, ebbene, la cosa grave è che ci credono davvero".

E arriva a domandare: "Davvero non c’è nulla da cambiare in una città in cui un cono gelato costa più di un’ora di lavoro della persona che sta al bancone e lo serve? Non stanno mentendo: è che non riescono più a vedere nulla che non sia il loro potere. Dopo anni e anni a Palazzo Vecchio, la missione con cui ci sono arrivati è persa nelle nebbie, dimenticata, irraggiungibile. Ed è esattamente per questo che Firenze rischia di fare la stessa fine delle altre città toscane".

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