Indi: avviato il distacco delle macchine. La bambina può sopravvivere giorni o soltanto ore

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Lotta in un hospice di cui si ignora perfino il nome, la piccola Indi. Ma è una lotta senza speranza perchè le procedure per il distacco dei macchinari che tengono in vita Indi Gregory sono già state avviate. La bambina, fanno sapere i legali della famiglia, potrebbe andare avanti giorni o soltanto poche ore.

I medici di Nottingham, che ritengono le condizioni di Indi Gregory incurabili e terminali, hanno agito dopo l’ultimo via libera dato ieri dai giudici della Corte d’appello di Londra, nonostante l’opposizione dei genitori, Dean Gregory e Claire Staniforth, e l’offerta di trasferimento al Bambino Gesù di Roma, sostenuta dal governo di Giorgia Meloni anche attraverso la concessione della cittadinanza italiana alla piccola.

Nell’udienza di ieri, i giudici inglesi avevano fissato come termine per il distacco dei dispositivi vitali lunedì 13 novembre, ma successivamente, è stato precisato dai legali della famiglia che l’interpretazione corretta della sentenza indica che il distacco verrà effettuato il prima possibile, già sabato.

Svaniscono dunque le residue speranze della famiglia della bimba e, nonostante l’irriducibile opposizione dei suoi genitori e la battaglia legale sostenuta dall’Italia per un trasferimento al Bambino Gesù di Roma, la decisione dei giudici inglesi è confermata.

Una battaglia che il governo Meloni ha sposato in pieno: non limitandosi a concedere la cittadinanza d’urgenza a Indi (come fece, invano, 5 anni fa anche il governo di Paolo Gentiloni per il caso analogo di Alfie Evans), ma intraprendendo tutta una serie di passi successivi.

Fino all’appello formale lanciato ieri da Giorgia Meloni in persona, e reso noto oggi, con una lettera al ministro della Giustizia e Lord Cancelliere della compagine Tory di Rishi Sunak, in cui si chiede apertamente un intervento politico di moral suasion per "sensibilizzare le autorità giudiziarie" dell’isola e permettere di trasferire la bebè dalla Gran Bretagna all’Italia "in nome della Convenzione dell’Aia del 1996": "nello spirito "di collaborazione che da sempre contraddistingue i due Paesi" e "in tempo utile perché Indi possa accedere" al protocollo terapeutico offerto dall’ospedale Bambino Gesù.

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