Scuola: la Toscana ferma gli accorpamenti. Giani: “Ok solo se richiesti dai territori”

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Nessun accorpamento di scuola, in Toscana, eccetto in caso di richieste dei territori. La Regione prosegue la sua battaglia contro il taglio degli istituti scolastici voluto dal Ministero dell’Istruzione e del Merito. Con una delibera approvata nell’ultima seduta di giunta su proposta dell’assessora all’istruzione Alessandra Nardini, ha varato gli indirizzi generali sul dimensionamento della rete scolastica per l’anno 2024/2025.

Il provvedimento lascia invariato il numero degli istituti presenti sul territorio regionale, attualmente 470, stoppando la riduzione di 15 istituti scolastici prevista dal decreto interministeriale n. 127 del 30/06/2023 del Ministro dell’Istruzione e del Merito. Resta aperta la possibilità di accorpamento solo in caso di proposte provenienti dai territori stessi o di scorporo dei plessi da un istituto scolastico ad un altro.

“Restiamo contrari a scelte che penalizzano la scuola e colpiscono in particolar modo le aree interne”, spiegano il presidente Eugenio Giani e l’assessora Nardini parlando della decisione presa in giunta lunedì scorso 11 settembre.

La delibera rappresenta un ulteriore passaggio del percorso intrapreso dalla Toscana per contrastare le scelte del governo ritenute “profondamente sbagliate”. A febbraio scorso infatti risale il ricorso alla Corte Costituzionale contro le norme sulla rete scolastica contenute nella legge di bilancio (l’udienza è attesa per il prossimo novembre) per violazione dei principi costituzionali che assegnano alle Regioni la competenza sulla rete scolastica. Poi l’espressione del parere contrario sia in Commissione istruzione della Conferenza delle Regioni sia in sede di Conferenza Stato-Regioni.

“Con questa delibera vogliamo ribadire la nostra contrarietà sia nel merito sia nel metodo”, aggiungono Giani e Nardini, che sottolineano: “Il governo impone tagli e poi scarica sulle Regioni la responsabilità di attuarli”.

“Per una Regione come la nostra che negli anni si è impegnata a dimensionare correttamente, a realizzare i comprensivi per garantire la continuità verticale dal punto di vista pedagogico e organizzativo, – concludono – tagliare adesso significa produrre effetti negativi dal punto di vista delle ricadute educative e occupazionali. Il Governo racconta che questa scelta deriva dal Piano nazionale di ripresa e resilienza (Pnrr), ma non è così: la riorganizzazione della rete scolastica doveva e poteva essere fatta in altro modo. Proseguiremo il confronto con i Comuni, le Province e i sindacati e valuteremo insieme le prossime mosse”.

Ernesto Giusti

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