Debito Usa: rating a rischio. L’economia cresce ma c’è l’incubo di un nuovo 2011

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Fitch lancia l’allarme sul debito Usa: la ‘tripla A’ americana vacilla. Secondo l’agenzia di rating implicazioni negative aprono la strada a un possibile downgrade. Con la scure pronta ad abbattersi sull’affidabilità di credito e l’incubo del ripetersi del 2011 – quando S&P strappò agli Stati Uniti proprio la ‘tripla A’ – la Casa Bianca torna a ribadire che il default non è un’opzione, e che serve un accordo tempestivo e bipartisan per sbloccare lo stallo e rimuovere l’incertezza.

Lo speaker della Camera, Kevin McCarthy, non si dice preoccupato per la valutazione dell’agenzia di rating e parla di alcuni progressi nelle trattative, anche se restano nodi da sciogliere. Le differenze fra le parti, secondo indiscrezioni, si sarebbero ridotte a 70 miliardi di dollari. Le trattative proseguono senza sosta in quella che appare sempre più come una corsa contro il tempo. La data di un possibile default è stata indicata dal segretario al Tesoro nel primo giugno. Ma considerando che in questi giorni il Congresso è in vacanza (il 29 maggio cade il Memorial Day) e che i deputati avranno 72 ore per valutare qualsiasi eventuale intesa, i tempi sono strettissimi per chiudere un accordo e approvarlo. Pur prevedendo una soluzione positiva, Fitch mette in guardia che non alzare o sospendere il tetto del debito entro il ‘giorno X’ invierebbe "un segnale negativo sulla governance e sulla volontà degli Stati Uniti di onorare tempestivamente i suoi obblighi", il che difficilmente può essere ritenuto in linea con un rating ‘AAA’.

All’avvertimento di Fitch fa eco Dbrs che, sulla scia delle tensioni sul debito, mette a sua volta il rating americano sotto osservazione. Moody’s si limita invece a rimarcare come un default sarebbe negativo per gli Stati Uniti, ma lo sarebbe ancora di più per i Paesi emergenti. Gli allarmi non scuotono Wall Street, dove l’euforia innescata dai conti e dalle previsioni del colosso dei chip Nvidia innescano un rally al Nasdaq. Più cauto invece il Dow Jones, concentrato maggiormente sui dati macroeconomici e sulla Fed. Nonostante l’aggressiva campagna di rialzi della banca centrale, l’economia americana resta solida: la crescita è stata rivista al rialzo al +1,3% nel primo trimestre e le richieste di sussidi alla disoccupazione sono salite la scorsa settimana meno delle attese. In questo contesto i trader stimano che la Fed alzerà nuovamente i tassi entro luglio, probabilmente già alla riunione di giugno.

Sulle decisioni della banca centrale così come sull’andamento di Wall Street, le tensioni del debito sono come un temporale pronto ad abbattersi con forza nel caso in cui il Tesoro mancasse alcuni pagamenti. A Wall Street tutto è pronto nel caso di default: i piani delineati prevedono un contenimento del caos e del panico e, allo stesso tempo, un regolare funzionamento del mercato finanziario. Sulla carta ci sono indicazioni da seguire, ma un default sarebbe il primo della storia e le sue conseguenze sono difficili anche solo da ipotizzare.

Sandro Bennucci

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