Mattarella «magistratura rifugga da protagonismi, l’interpretazione della legge non vuol dire arbitrio »

Share on FacebookShare on Google+Tweet about this on TwitterPrint this pageEmail this to someone

Alla scadenza del mandato Mattarella si toglie qualche sassolino dalla scarpa e bacchetta la magistratura per molte discutibili sentenze e inchieste registrate negli ultimi anni, per non parlare delle vicende oggetto d’inchiesta che hanno coinvolto molti membri della magistratura. ad iniziare dal caso Palamara fino a quello della Loggia Ungheria. Complimenti al Capo dello Stato, ma un rilievo ritengo di poterlo fare, Lui che è Presidente del csm poteva intervenire prima per fermare la deriva della giustizia attribuibile al comportamento di una parte della magistratura. Intervenendo al decennale della fondazione della Scuola di Magistratura di Castel Pulci a Scandicci il Capo dello Stato non è stato certo tenero con i magistrati e con il Csm:

«Le vicende registrate negli ultimi tempi nell’ambito della magistratura non possono e non devono indebolire
l’esercizio della ‘funzione giustizia’, essenziale per la coesione di una comunità, attività svolta quotidianamente, con serietà, impegno e dedizione, negli uffici giudiziari. Se così non fosse, ne risulterebbero conseguenze assai gravi per l’ordine sociale e nocumento per l’assetto democratico del Paese. Ma occorre un ritrovato rigore. Alla Scuola compete, in questa congiuntura, imprimere impulso alla consapevolezza di ogni magistrato dell’etica che deve accompagnarlo, dalla quale non si può prescindere per assicurare al cittadino la doverosa qualità e credibilità dell’Ordine giudiziario».
E ha aggiunto un’osservazione pesante sul potere d’interpretazione della legge che per molti magistrati sconfina nell’arbitrio: «Anche la garanzia della sua indipendenza -elemento irrinunziabile nel modello della Costituzione- risiede nel prestigio che gli viene riconosciuto e, quindi, anzitutto nella coscienza dei cittadini. È un terreno sul quale non sono ammesse esitazioni o incertezze: la magistratura è chiamata, in questo periodo, a rivitalizzare le proprie
radici deontologiche, valorizzando l’imparzialità e l’irreprensibilità delle condotte individuali; rifuggendo dalle chiusure dell’autoreferenzialità e del protagonismo. L’emergenza pandemica ha reso ancor più evidente l’irrompere -anche nelle aule di tribunale- di istanze individuali alla ricerca di risposte con attese sovente contraddittorie. Al giudice compete trovare soluzioni ancorate al diritto positivo e, al contempo, correttamente declinate in ragione
della loro incidenza sull’intera società. La considerazione dei valori in rilievo non può che avvenire, infatti, facendo applicazione del canone della ragionevolezza, funzionale ad ancorare la decisione al sistema dei principi delineato in Costituzione, nell’ambito del quale si collocano anche i poteri attribuiti alla Magistratura che li esercita con autonomia e indipendenza.
Ed ecco la frase ad effetto e giustissima: «Queste prerogative, tuttavia, non possono mai essere intese come una
legittimazione per ogni genere di iniziativa o di decisione, ma rappresentano la difesa da influenze esterne affinché il magistrato utilizzi il suo bagaglio culturale per assicurare la più efficace attuazione del diritto. Interpretazione, infatti, non può voler dire né arbitrio né, tanto meno, una mera esercitazione intellettuale: è sempre la norma -correttamente inserita nella cornice valoriale delineata in Costituzione- a dover perimetrare -ha concluso Mattarella- l’ambito di riferimento della giurisdizione per l’affermazione del diritto e della giustizia».

Che dirà l’Anm sempre pronta a difendere qualsiasi iniziativa dei magistrati?

CSM – «Il dibattito sul sistema elettorale dei componenti del Consiglio superiore deve ormai concludersi con una
riforma che sappia sradicare accordi e prassi elusive di norme che, poste a tutela della competizione elettorale, sono state talvolta utilizzate per aggirare le finalità della legge. E’ indispensabile, quindi, che la riforma venga al più presto realizzata, tenendo conto dell’appuntamento ineludibile del prossimo rinnovo del Consiglio superiore – ha aggiunto Mattarella. Non si può accettare il rischio di doverne indire le elezioni con vecchie regole e con sistemi ritenuti da ogni parte come insostenibili».

Leggi anche:   Italiano: «Grande vittoria, i ragazzi ci hanno creduto». Pioli: «Proviamo dolore»

Poi Mattarella ha lasciato la sede della Villa Medicea di Castelpulci, antico sanatorio per malati di mente, adesso elegante e artistica struttura per la formazione dei magistrati.

Paolo Padoin