Automotive: rifinanziamento incentivi autoveicoli fino a 135 g/km di CO2, dubbi sugli obiettivi europei al 2035

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(AGIPRESS) – Secondo i dati diffusi dal CED del Ministero delle Infrastrutture e della Mobilità Sostenibili, luglio registra una flessione di autovetture del -19,4% (110.292 immatricolazioni) rispetto a luglio 2020 mentre l’incremento è del +38% nei primi sette mesi dell’anno. I risultati sono sempre influenzati dal confronto con i numeri decisamente bassi dello scorso anno a causa della difficile ripresa delle vendite dopo la chiusura obbligata delle attività dei dealer causa pandemia; la flessione effettiva, calcolata su luglio 2019, è del -28% mentre il periodo gennaio-luglio archivia 995.239 unità, pari a -19,6% rispetto allo stesso intervallo 2019. “Grande soddisfazione per la decisione parlamentare, in sede di conversione in legge del DL Sostegni bis, di stanziare nuovi fondi statali per accelerare il rinnovo del parco circolante italiano attraverso l’acquisto di autovetture (con emissioni 0-60 e 61-135 g/km di CO2) e veicoli commerciali nuovi meno inquinanti, ma allo stesso tempo, l’ambiziosa proposta “Fit for 55”, presentata dalla Commissione europea le scorse settimane, che declina il piano per raggiungere gli obiettivi di neutralità climatica al 2050, suscita molti interrogativi”, dichiara in una nota Adolfo De Stefani Cosentino, Presidente di Federauto, la Federazione dei concessionari auto.

“Con riferimento agli incentivi sul nuovo, le cui prenotazioni per la categoria M1 sono partite oggi e consentiranno al mercato di tirare un po’ il fiato in questa seconda parte dell’anno evitando ulteriori perdite, speriamo – continua De Stefani – che, in breve tempo, si trovi una soluzione normativa per rimediare alla data perentoria di fine anno, fissata per legge, per le immatricolazioni con agevolazioni, altrimenti il rischio è di non poter riconoscere il contributo ai clienti qualora l’immatricolazione del veicolo, già prenotato, dovesse avvenire nel 2022, anche a causa dei ritardi nelle consegne dettati dalla persistente carenza di materie prime e componenti nella catena di produzione. Inoltre, in considerazione dei target ambientali è necessario pensare ad un rinnovo strutturale dell’ecobonus, in scadenza a dicembre”. “Infine – prosegue – l’obiettivo di azzerare le emissioni di CO2 per le auto e i veicoli commerciali leggeri nuovi e dunque, di fatto, lo stop ai motori endotermici tradizionali a partire dal 2035 (compresi gli ibridi), in contrasto con il principio di neutralità tecnologica, pone questioni complesse e cambiamenti radicali a tutti i livelli della filiera automobilistica, comprese le reti di vendita. La lotta contro i cambiamenti climatici è incontrovertibile ma una brusca transizione, senza adeguata ponderazione e mitigazione degli effetti, determinerà deficit reali su economia ed occupazione. La preponderante dipendenza dalle fonti fossili resta il nodo centrale della strategia energetica e della conseguente transizione ecologica, oltre al fatto che la collaborazione dovrebbe essere tra tutti gli attori coinvolti a livello globale. Siamo dunque sicuri – si chiede De Stefani – che la scelta politica di trasmigrare in breve tempo ad una mobilità esclusivamente elettrica per tutti, senza la certezza di un corrispondente potenziamento dell’energia pulita da fonti rinnovabili, di uno sviluppo capillare dell’infrastruttura di ricarica veloce, sia in ambito urbano che extraurbano e a prezzi competitivi e l’abbandono di tecnologie termiche estremamente performanti dal punto di vista delle emissioni, sia davvero la strada giusta e non si traduca solo in una penalizzazione per migliaia di imprese e lavoratori in Italia e in Europa? Il timore di una perdita secca di competitività per l’Italia, soprattutto per il segmento delle auto simbolo di eccellenza del Belpaese, è dietro l’angolo. Sottolineo, ancora una volta, la necessità di una strategia condivisa per il settore, ispirata alla gradualità, all’ecosostenibilità e alla neutralità tecnologica”.

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Sul fronte dei canali di vendita, a luglio le targhe a privati registrano -20,8% sullo stesso mese 2020 e -27,4% su luglio 2019 mentre nel cumulato dei primi sette mesi 2021 il gap delle immatricolazioni è pari a +40,6% sul 2020 e -12,6% rispetto al 2019. I canali società e noleggio, sebbene in risalta sui numeri catastrofici del 2020, hanno sempre cali significativi sul 2019, pari rispettivamente a -31,7% e -27%, poiché pesano ancora gli effetti negativi derivanti dall’inasprimento del fringe benefit e attività turistiche indebolite. Nel progressivo 2021 le quote di mercato sono così ripartite: privati 62,1%, società 15,1%, noleggio 22,8%.

Relativamente alle alimentazioni, le auto elettriche e plug-in continuano a crescere grazie alla spinta determinante degli ecobonus, con una quota di mercato nel cumulato che per i veicoli BEV giunge al 3,5% e PHEV al 4,2%; in particolare, le auto ibride (considerando HEV e PHEV) risultano le più vendute nel mese con 38.662 pezzi (circa il 35% del mercato). Le auto a benzina e diesel arretrano, con una rappresentatività che arriva rispettivamente a 27,6% (-11 p.p. rispetto a gen-lug 2019) e 22,5% (-14,4 p.p. rispetto a gen-lug 2019). Infine, le autovetture a GPL registrano il 6,6% di quota da inizio anno e quelle a metano il 2,3%. Negli ultimi tre giorni di luglio è stato immatricolato il 33,8% del totale mercato, mentre le auto-immatricolazioni di case e concessionari, secondo le elaborazioni sui dati Dataforce, hanno rappresentato il 9,6% dei volumi di vendita mensili. AGIPRESS