Anche nel 2021 aumentano gli sbarchi irregolari, e la Ue non ci aiuta. L’analisi del ministro Lamorgese

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Col nuovo anno continuano contagi e morti per coronavirus nel nostro Paese, ma  continuano a ritmo sostenuto anche gli sbarchi di clandestini, implementati dalla rinnovata attività delle Ong che lanciano all’attacco dell’Italia le loro navi per depositare il loro carico.

Il cruscotto giornaliero del Ministero dell’Interno ha registrato gli arrivi fino alla data dell’11 gennaio e dimostra che in questi 11 giorni gli sbarchi 2021 sono aumentati perfino rispetto all’anno record 2020. Grazie soprattutto alla Ong Open Arms che è andata a raccogliere migranti presso la Libia per portarli non a Malta, paese più vicino, che ha negato l’approdo, non in Spagna, suo Paese di bandiera, ma ovviamente in Italia, sua meta preferita. E la Ong non ha tutti i torti, visto che Governo e magistratura fanno a gara per favorire gli ingressi dei migranti che Frontex, agenzia della Ue per l’immigrazione, chiama irregolari, col loro vero nome, contrabbandati come naufraghi con la copertura di missioni umanitarie.

Dal cruscotto giornaliero del Ministero dell’interno emerge che nel 2019, nel periodo indicato, ci sono stati solo 53 sbarchi, moltiplicati per 7 nel 2020 (333) e addirittura aumentati nel 2021 (340). A quest’ultima cifra si arriva grazie allo sbarco monstre effettuato dalla Open Arms che ha raccattato nel mediterraneo 265 presunti naufraghi di due imbarcazioni in presunta difficoltà. Come al solito i cosiddetti naufraghi naturalmente non potevano restare a lungo nell’imbarcazione della Ong, viste le condizioni meteo, del mare e quelle sanitarie, occorreva sbarcarli al più presto e naturalmente in Sicilia.

E così, sotto l’incombente minaccia delle procure siciliane, che molto spesso ordinano sbarchi e incriminano chi cerca di rallentarli, il governo giallorosso ha aperto nuovamente le sue larghe braccia. Col rischio incombente, vista la necessità di prestare soccorsi sanitari ai nuovi arrivati, che i vaccini, non ancora sufficienti per la nostra popolazione, debbano essere utilizzati per questi nuovi arrivati, irregolari e pericolosi per la sicurezza e la salute degli italiani.

Il ministro dell’Interno Luciana Lamorgese, da prefetto di lungo corso, conosce perfettamente questa situazione e, non potendo per ragioni politiche e di scuderia gettare la croce e la responsabilità sull’Unione Europea, sorda agli appelli di ogni tipo, fa capire però la sua opinione e riconosce che «nel nuovo patto europeo sull’immigrazione e l’asilo l’introduzione del meccanismo di solidarietà è un progresso ma serve un miglioramento».  Lo ha detto in audizione al Senato, parlando del nuovo Patto Ue sull’immigrazione e l’asilo.

E spiega meglio il concetto: «la solidarietà tra Stati membri deve essere reale per evitare che il peso degli arrivi gravi soltanto sui paesi che sono più esposti. Riteniamo troppo ampio lo spazio discrezionale lasciato agli stati membri sulla scelta del tipo di contributo di solidarietà a cui vogliono aderire con il rischio di rendere la ricollocazione uno strumento meramente facoltativo, al contrario di ciò che noi abbiamo sempre richiesto come Paese in tutte le trattative che siamo andati a svolgere in Europa. La Commissione non prevede un meccanismo chiaro né di condivisione degli oneri né di supporto ai paesi Ue in prima linea».  Aggiungendo che il difetto principale del nuovo patto è «quello di non aver modificato in nulla l’impianto complessivo del Regolamento di Dublino, visto che la proposta Ue resta ancorata alla determinazione del paese di primo ingresso per la definizione dello Stato competente all’esame della domanda di protezione internazionale».

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Si prevede che gli sbarchi irregolari si moltiplicheranno, dato che continua ad aumentare il numero delle navi Ong  impegnate nel Mediterraneo centrale e che, fra non molto, ci sarà la nuova ammiraglia della Ong Mediterranea, la Mare Jonio 2, capace di raccattare oltre 1.000 persone. E sicuramente il capomissione, l’ex n.1 dei disobbedienti del Nordest, Luca Casarini, sarà pronto a continuare l’azione di «soccorso e salvataggio» già da tempo intrapresa. Prepariamoci.

Paolo Padoin