Industria calzaturiera, in Italia crolla l’export a marzo -33,7%

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AGIPRESS – “Per contrastare la battuta d’arresto del calzaturiero abbiamo iniziato un intenso dialogo con le Istituzioni chiedendo in particolare di rafforzare la linea 394. È fondamentale che Simest possa erogare un finanziamento alle aziende italiane che partecipano a manifestazioni internazionali in Italia come MICAM in programma a settembre. E’ necessario avere una quota a fondo perduto di questo finanziamento. Questa sarebbe l’unica vera soluzione per far ripartire le medio-piccole imprese sui mercati internazionali”. Così Siro Badon, Presidente di Assocalzaturifici sulla crisi del settore a causa della crisi Covid-19 commenta i dati raccolti ed elaborati dal Centro Studi di Confindustria Moda per Assocalzaturifici. A marzo l’export è calato del -33,7% in quantità e del -30% in valore, mentre sul fronte dei consumi si rileva un calo delle vendite nei primi quattro mesi del -29,7% a volume e del -33,7% in termini di spesa.

La rilevazione degli acquisti delle famiglie mostra contrazioni generalizzate in tutti i segmenti merceologici, con flessioni superiori al 30% sia in volume che valore rispetto a gennaio-aprile 2019 (eccezion fatta, per il segmento pantofoleria/relax, sceso del -17% in paia e del -16% in spesa) e prezzi medi diminuiti del -5,7%. Mercato Italia in forte frenata, dunque, nonostante la comprensibile crescita degli acquisti online. Secondo Sita Ricerca, infatti, le vendite via web del fashion nel primo quadrimestre sarebbero cresciute del +14% in valore, raggiungendo una quota del 23% sul totale spesa, contro il 13,1% del 2019.

Per quanto riguarda i flussi commerciali internazionali, sono state esportate nei primi 3 mesi dell’anno 52,7 milioni di paia – operazioni di pura commercializzazione incluse – oltre 9 milioni in meno rispetto a gennaio-marzo 2019, per 2,43 miliardi di euro (pari al -14,7% in volume e al -9,2% in valore). Un trend destinato a peggiorare ulteriormente coi dati di aprile, altro mese di prolungata inattività: l’indice mensile Istat della produzione industriale calzaturiera, infatti, ha registrato in aprile un -89,3% dopo il -55,2% di marzo.

Arretramenti prossimi al -20% in volume si sono registrati per l’export delle scarpe con tomaio in pelle o in tessuto (-17,4% entrambe le tipologie sui primi 3 mesi 2019) e per le pantofole (-20,5%). Meno pesante la contrazione per il comparto sintetico (-8,6%), l’unico con un debole segno positivo in valore (+1,2%). L’analisi per area geografica mostra cali non trascurabili sia intra-UE (considerata da quest’anno a 27 Paesi, dopo l’uscita del Regno Unito) che extra-UE. I flussi verso i mercati comunitari registrano flessioni del -12,6% in volume e del -8,2% a valore; mentre quelli fuori dai confini dell’Unione contrazioni ancora più marcate, del -18,2% in quantità e -10,1% in valore.

Cali generalizzati tra i mercati, con pochissime eccezioni: nelle prime 15 destinazioni cresce in volume solo la Polonia. La Corea del Sud segna un +17,2% in valore, limitando la perdita in quantità a un -2,7%. La Germania, già con trend negativo nel 2019, perde il -6,1% nelle paia e il -3,3% in valore.

Pesanti le flessioni dei flussi verso Cina e Hong Kong (-23% in quantità per entrambe); analoga la riduzione delle paia dirette in CSI (-23,4%). Male gli USA (-15,2%). Superiore al 20% il calo dei volumi esportati verso Svizzera e Francia, ai primi due posti per valore.

Il saldo commerciale dei primi 3 mesi, pur rimanendo in attivo per 1 miliardo di euro, si è contratto del -15%.

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