Modello di autocertificazione: l’arma più potente contro il coronavirus

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Il titolo non è una presa in giro, anche se potrebbe sembrare. Fra le tante e variegate ipotesi di virologi e medici che nelle quotidiane arene televisive si sbizzarriscono nelle sempre diverse e contrastanti ipotesi di misure idonee al contenimento del contagio, una tesi è comunque condivisa: la limitazione del contatto sociale è il più potente antidoto alla diffusione alla quale stiamo purtroppo ancora assistendo, con numeri molto elevati di morti e positivi.

E allora via agli appelli dei sindaci che all’inizio invitavano ad abbracciare un cinese o che inneggiavano alla Milano che non si ferma (vero Nardella e Sala?) e adesso, vista la malaparata smettono di gridare al razzismo e giustamente invitano le persone a restare in casa e ad essere prudenti. Richiedono anche l’intervento dell’esercito e dei droni, quasi in una sorta di guerre stellari, questa volta giustificate, vista la pandemia che non cessa di allargarsi non solo in Europa, ma anche nel mondo.

Come far fronte all’indisciplina tradizionale del popolo italiano, poco consapevole del pericolo a cui andava incontro, per costringere soprattutto i giovani, ma anche i meno giovani, a non uscire di casa? Dopo aver chiuso scuole, chiese, musei, attività economiche non essenziali, il governo forse ha pensato di seguire l’esempio di Mario Draghi, che utilizzò l’arma del bazooka del QE per difendere le finanze e l’economia europea. Riuscendoci in pieno, prima delle maldestre prime mosse della sua successora, la francese Christine Lagarde. Ed ecco inventato il bazooka di Conte – Speranza – Lamorgese, l’entrata in funzione di un esteso sistema di controlli che sta impegnando forze dell’ordine, esercito, vigili urbani in un’opera di contenimento delle uscite non giustificate, ma anche di illustrazione del nuovo strumento burocratico di costrizione del cittadino, un modulo di autocertificazione da stampare, compilare e portarsi dietro per esibire ai controllori che capitassero durante il tragitto.

Ulteriore complicazione per i colleghi del Ministero dell’Interno, a ogni variazione (più o meno una al giorno) delle ordinanze o decreti del governo, e ultimamente anche dei governatori, il modulo doveva essere variato per aggiustarlo alla nuova realtà. Siamo giunti alla quarta edizione del modulo, così come ha spiegato bene il Capo della polizia, Franco Gabrielli, che ha invitato i suoi uomini a essere duri contro chi fa il furbetto, ma a essere comprensivi contro chi non ha ben capito le indicazioni molteplici dello stampato.

L’Italia è il Paese della burocrazia e riusciamo a complicarci la vita anche in queste occasioni. I cittadini sono già di per sé disorientati da una situazione grave dalla quale ancora non si intravede una via d’uscita. Pertanto sarebbe compito delle amministrazioni facilitarli, ad esempio non costringendo ciascuno a portarsi dietro lo stampato riempito e sottoscritto, ma dando indicazioni ai controllori di averne un buon numero di esemplari, da riempire seduta stante, magari aiutando coloro che sono in difficoltà. Mi sembra che queste siano state le indicazioni del Capo della Polizia.

Non voglio disquisire sulla formulazione dei punti controversi, ai quali con buona volontà, e ascoltando sindaci e prefetti si è cercato di porre rimedio. Ricordo bene che fin dall’inizio una richiesta di chiarimento dei cittadini e dei sindaci era stata quella di definire la possibilità di uscire fuori dai confini del comune per approvvigionarsi, ad esempio, di generi alimentari, laddove qualche piccolo comune (molto spesso nel Nord accade) ne fosse sprovvisto. Mi sembra però che neppure nell’ultima versione del modulo, che trovate in altro articolo del nostro direttore, ci sia un chiarimento definitivo. Ecco la parte che non ritengo chiarissima, nelle dichiarazioni che il cittadino deve sottoscrivere; ricordiamo che chi attesta il falso rischia pesanti sanzioni amministrative e penali:

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Si prevede l’indicazione dell’assoluta urgenza per trasferimenti in comune diverso, con riferimento alla disposizione di cui all’art. 1, comma1, lett.b) del Dpcm 22 marzo 2020, nel quale e’ fatto divieto a tutte le persone fisiche di trasferirsi o spostarsi, con mezzi di trasporto pubblici o privati, in un comune diverso rispetto a quello in cui attualmente si trovano, salvo che per comprovate esigenze lavorative, di assoluta urgenza ovvero per motivi di salute.

Mentre l’indicazione di sola necessità è prevista per spostamenti all’interno dello stesso comune, o che rivestono carattere di quotidianità,, o che comunque siano effettuati abitualmente in ragione della brevità delle distanze da percorrere. Queste ultime due condizioni possono giustificare spostamenti anche fra comuni contermini o costituiscono solo una specificazione dell’ammissibilità di spostamenti nello stesso comune, o la disgiuntiva farebbe supporre il contrario al fine di giustificare maggiori libertà di spostamenti? Vista la filosofia del Dpcm e il rigore predicato dal Governo riterrei di privilegiare l’interpretazione restrittiva, ma comunque la valutazione dobbiamo affidarla ai colleghi delle prefetture e del ministero, e al buon senso dei controllori. Ma ancora una volta, per un piccolo ma importante dettaglio, si rischia di non rendere un buon servizio al cittadino.

In conclusione, voglio ricordare il sacrificio e lo spirito di servizio che dimostrano anche in quest’occasione non solo quelli che vengono definiti giustamente gli eroi del coronavirus, medici e personale sanitario, (e il pensiero va a chi ha sacrificato la vita per soccorrere gli altri), ma anche coloro che s’impegnano nella gestione di servizi essenziali, in primis addetti ai trasporti e alla distribuzione e al commercio, ai servizi di erogazione di energia, ai servizi ecologici, a quelli assicurativi e bancari, ai distributori di benzina, a tutte le Forze dell’ordine e della sicurezza e mi scuso se ne dimentico qualcuno.

Ma, permettetemi una sottolineatura, da prefetto che ha trascorso 42 anni in varie province al servizio dei cittadini: pochi ricordano il sacrificio, l’abnegazione, la passione con la quale prefetti, funzionari e tutto il personale delle prefetture, fin dall’inizio impegnati in questa emergenza, operano trascurando i loro cari, dimenticando gli affetti e le famiglie per compiere al meglio il dovere istituzionale, la loro missione. Non è un caso che, in tutta la messe dei decreti varati recentemente per l’emergenza, molti compiti e responsabilità siano stati affidati nuovamente ai prefetti, che sapranno rispondere ancora una volta: presenti! Anche se in molti uffici del Nord il personale è ridotto al minimo.

Paolo Padoin